Conversazioni di psicologia contemporanea
Sul New York Times è stato pubblicato un fantastico articolo che descrive i meccanismi psicologici e sociologici alla base della Facebook mania e della diffusione di applicazioni come Twitter e di altre forme di microblogging come i tumblr.
E' lunghissimo, ma ho provato a sintetizzarlo per me e per voi, perchè dà conto e ragione di un fenomeno esplosivo che sta cambiando la vita di tanti.
Che cosa spinge milioni di persone a condividere incessantemente minuto per minuto la propria vita e altrettanti milioni di persone a interessarsi incessantemente minuto per minuto della vita altrui?
Gli scienziati sociali la chiamano “consapevolezza ambientale” e , a quanto pare, è per molti irresistibile.
E’ una specie di consapevolezza estrema del ritmo della vita di qualcuno altro, un ritmo mai conosciuto prima. Si può sapere quando un contatto sente le prime avvisaglie di un raffreddore e poi scopre di avere la febbre e poi, dopo qualche ora, si sente meglio. Oppure si può sapere chi sta avendo una pessima giornata al lavoro, quali siti sta visitando (con il tumblr) dove si trova fisicamente o cosa sta pensando o se si sta facendo un panino.
Il paradosso della consapevolezza ambientale è che ogni piccolo aggiornamento, ogni singolo bit di informazione sociale è insignificante di per sé, anche estremamente superficiale talvolta. Ma prese tutte insieme, nel tempo, queste microinformazioni diventano un ritratto sorprendentemente sofisticato della vita altrui, fornendo la possibilità di un’esperienza psicologica interpersonale del tutto inedita.
Nel mondo reale nessuno telefonerebbe a qualcuno per dettagliargli il fatto che sta mangiando un panino o che sta visitando un certo sito internet o che si trova in biblioteca. L’informazione così minuta e in tempo reale si trasforma in una sorta di lettura della mente a distanza. E’ come se ogni contatto avesse una sorta di display collocato sulla fronte.
Ma c’è di più. Se leggo su twitter che un contatto del mio gruppo sta andando al bar o sta pianificando di andare a un concerto, posso decidere di imitarlo e/o di raggiungerlo.
E se lo incontro faccia a faccia è come se non fosse mai stato veramente lontano da me. Non c’è bisogno di chiedergli “cosa hai fatto oggi?” perché lo sai già.
Al contrario puoi cominciare a discutere di ciò che l’altro ha twitterato quel pomeriggio come se ci sia stata una conversazione nel mezzo.
Si finisce per realizzare un legame sociale spesso più intimo di quello che si ha con certi familiari o amici con cui ci si sente qualche volta al mese. Di essi non si conoscono dettagli come una recente emicrania di tre giorni, e non si riesce a esordire con nonchalance con un “come ti senti oggi?”
Ma c’è un limite al numero di persone con cui si può instaurare una forma di “amicizia” del genere? Ci sono facebooker con centinaia di amici!
Nel 1998, l’antropologo Robin Dunbar stimò che il massimo numero di connessioni sociali che un essere umano può avere è di 150 persone, e diversi studi psicologici hanno confermato che i gruppi umani che si costituiscono spontaneamente si aggirano intorno alle 150 unità, fenomeno che è chiamato appunto Numero di Dunbar. La domanda è allora: le persone che usano twitter o facebook possono elevare il loro dunbar number?
In realtà le persone sembrano mantenere pressocchè inalterata nel numero la loro cerchia di amici intimi, benchè il contatto incessante renda i legami incommensurabilmente più ricchi.
Ciò che si accresce a dismisura è il numero dei conoscenti, persone che si sono incontrate a un congresso, vecchi amici del liceo o persone incontrate a una festa.
Prima dell’avvento di queste applicazioni di social network questi legami deboli e transitori si spezzavano facilmente e uscivano rapidamente dall’attenzione e dalla vita delle persone. Stabilito un contatto su Facebook invece, questi fortuiti incontri del destino cominciano a esistere, per di più in una forma inedita ed estremamente saliente e finiscono per non essere più perduti.
E questo, si capisce, è bello e utile. Aumenta la nostra capacità di risolvere i problemi per esempio. Si metta il caso di star cercando un nuovo lavoro. Nella cerchia di amici può non esserci nessuno in grado di aiutarci, ma un conoscente con cui è vivo un legame tecnologico su facebook può aiutarci eccome.
Proprio l’altro ieri io stessa ho aiutato su Facebook un giornalista italiano, di stanza a San Francisco, a trovare un riferimento per un articolo scientifico che sta scrivendo. L’ho aiutato io che non lo conosco e mi trovo dall’altra parte del mondo e non l’hanno aiutato i suoi amici o i suoi colleghi.
C’è gente che non fa più una mossa, un acquisto, una scelta, senza aver consultato il proprio network, che è una fonte inesauribile di esperienze e consigli.
Un altro aspetto importante da un punto di vista psicologico, e che spiega come possa essere possibile seguire anche centinaia di persone al giorno, è il fatto che l’update di un facebook o di un twitter non è come una mail, che è rivolta specificamente a noi e richiede il 100% della nostra attenzione, che dobbiamo aprire e valutare, e a cui, nella maggior parte dei casi, dobbiamo rispondere.
Gli update di Facebook sono tutti visibili in una singola pagina e non sono realmente diretti a noi. Questo li rende simili ai titoli dei giornali. Puoi leggerli oppure no. [continua]
L'articolo del NYT | Brave New World of Digital Intimacy
be' che dire oggi ho fatto l'esame su questo argomento e ne è saltata fuori una offerta di tesi, vedremo se accettare. Ma io mi chiedo, ma con ricerche su internet si porta il pane a casa? :)
Ritornando IT
facciamo un esempio il blog cattolico ha 34 link, di cui 1 verso il mio blog, un navigatore ha il 3% di possibilità di accedere al mio blog, io ho 7 link di cui uno verso psicocafè 8%, la possibilità che arrivi qui è 0.22%. A questo fattore mi riferisco, internet è come se nella vita reale noi vivessimo in un circolo di poesia, in un circolo politico di sinistra, in oratorio. Ma non è così nella realtà esistono luoghi come università, scuole, campi di calcio che se pur sono come dire già indirizzati verso certe posizioni e in questi luoghi le persone si circondano di persone simili, c'è forse più possibilità di allargare i propri orizzonti e le proprie opinioni su di un argomento. Sostanzialmente il problema sta nel fatto che se esistono moltissime variabili a condizionare l'uomo nell'ambiente università, così esistono numerosissime variabili a condizionare l'uomo nell'ambiente internet, e di sicuro non si può tutto relegare alla possibilità statistica di cliccare su di un link o meno.
p s: Grazie Giulietta, ho portato molto tuo materiale sulla dipendenza da internet in questo esame, mi hai fatto fare un figurone ;)
Riccardo, è chiaro che la forza centripeta che spinge l'utente a navigare fra nodi accomunati da una stessa visione c'è, e c'è perchè fa parte della natura umana "similis cum similia".
Ma non va dimenticato a mio avviso che la forza centrifuga, se non altrettanto potente è comunque presente ed efficace.
Su internet tre gradi di separazione sono due clic, 30 secondi di tempo e una consuetudine cognitiva per un internauta abituato a pensare e a informarsi per ipertesti.
Tu pensa solo a quante volte sei finito per puro caso in posti interessanti.
Tre gradi di separazione altrove sono un ostacolo niente male. :)
bello il ragionamento sul punto esterno :) e che mi sforzo sempre di vedere le cose dall'alto.
però qui io non parlavo di chiudersi dentro un network nella totalità dei propri interessi, una persona può incrociarsi per ogni interesse in un network particolare (io ad esempio ho politica, psicologia, filosofia, religione cristiana). Però per l'ipotetico argomento X io penso che sia determinante l'accessibilità all'informazione in base al network in cui sono in contatto. Sono gli assiomi della teoria delle reti, la posizione all'interno di una rete determina l'accesso al potere, alle risorse, e all'informazione.
Secondo me, ma questa è una affermazione pregiudiziale, un ipotesi, è più probabile che la una persona che cerchi link verso una posizione a riguardo ad un argomento specifico abbia maggiori possibilità di essere confermato che disconfermato. La struttura della rete di internet che tende a costruirsi intorno al simile che attrae il simile (altra ipotesi ma n on più di tanto) facilita il continuo rinforzo della propria posizione.
Facciamo un esempio. Prendiamo un network cattolico e il caso Englaro. Una persona leggerà le opinioni dei propri vicini di blog, tutti contro un eventuale distacco della spina mentre la possibilità che arrivi su psicocafè in cui magari troverrebbe informazioni ben strutturate contro questa vita forzata, sono in percentuale nettamente inferiori, perchè dovrebbe accedere al mio blog, e dal mio blog dovrebbe accedere a quello di Giulietta.
Tre gradi di separazione invece di uno.
Riccardo, i tuoi sono timori legittimi ma credo siano dovuti ad un punto di vista esterno piuttosto che interno. :)
Ti pongo l'accento su quesa differenza perché il cambiamento di punto di vista fa anche emergere differenti considerazioni, rilevando certi problemi e minimizzandone altri e facendo lo stesso sugli aspetti positivi.
Il problema che citi è in realtà una sintesi di un effetto rete molto più matematico che umano. Infatti il ragionamento è giusto, ma le persone sono esse stesse per natura multisfaccettate ed è raro - credo impossibile - che esistano persone completamente monotematiche/monointeresse.
Questo significa che se da un lato è vero che uno può "chiudersi" in una rete solo di persone simili a sé... saranno però simili a sé su un singolo argomento, ovvero nel momento in cui interagiranno si metteranno in comune anche tutti gli altri interessi... che come ti faceva notare Giulietta hanno più possibilità di esprimersi in internet che nel mondo reale.
Questo è un effettivo e notevole ampliamento di orizzonte perché:
ti assicuro, a due anni di distanza da quando è girato il video anti-complottista dell'11 settembre ancora c'è chi ignorando l'esistenza di questo propina la versione di luogocomune. Non bisogna considerare internet solo come mezzo di ricerca, oramai l'acquisizione di informazioni diventa ludica, la gente si muove di blog in blog leggendo per piacere, non per cercare qualcosa. [ HIMO :) ]
Non bisogna pensare ad un utente esperto o a chi ha la capacità di ricerca, ma a chi è inesperto e usa la rete in modo diverso. Nel processo di diffusione di massa della rete il suo utilizzo cambierà moltissimo. Anche questo twitter, cosa è cambiato rispetto al blog? Il blog era spesso un mezzo per parlare del mondo agli altri (per alcuni), il microbloggin è per parlare di se stessi agli altri (per tutti) e sta avendo una espansione abbastanza rapida. Un utente centrato su se stesso avrà la stessa competenza di uno centrato sul mondo nell'uso di internet? Con questo non voglio dire che Internet sia peggio dei media tradizionali, però è un aspetto che come dire mi da da pensare.
Bah, dubito che chi è interessato all'11 settembre non faccia una ricerca su google per vedere che si dice in giro. D'altra parte per trovare i complottisti deve aver fatto una ricerca sul motore, non vi è giunto per censo o per nascita. O no? :)
solo un appunto sull'ultima affermazione, se cerci anticomplottisti sai già che ci sono, mentre al contrario io parlo proprio di quei casi in cui questa conoscenza non c'è, sarebbe difficile da un blog di complottisti accedere a uno di anticomplottisti, e si rischierebbe di essere complottisti senza neanche immaginare l'anticomplottismo (cosa che effettivamente succede).
Come quei soldati che sono rimasti in guerra nella foresta senza rendersi conto che la guerra era finita da dieci anni :D
Così, pensando a una rete che sta lentamente, a detta di alcuni, prendendo il posto dei media tradizionali, questo problema potrebbe rivelarsi abbastanza forte.
Penso che quello che dici potrebbe essere vero, anche se non si applica a mio avviso completamente al microblogging o a twitter o a facebook in cui il legame tra le persone nasce su questioni più prettamente "personali" e meno "d'opinione" diciamo. Non esiste un search per argomenti comuni, ma esiste per esempio l'appartenenza a gruppi come "gli amanti del windsurf" o "i collezionisti di francobolli" anche se non so stimare in che misura la diffusione fra nodi della rete avvenga sulla base di queste appartenenze. Mi sembra che la cosa proceda di più su altri versanti.
Sul web in generale e sui blog in particolare quello che lamenti è un pericolo che esiste, ma che esiste anche nella vita reale. La rete ha di più il fatto che ogni network non può essere completamente asfittico. La libertà di partecipazione ai commenti o in un forum consente sempre di avere accesso all'opinione contraria, alla critica, alla falsificazione di quanto si va raccontando sul nodo.
Metti questo post. E' possibile che la gente che apprezza le mie idee sulle "nuove" tecnologie torni a leggermi e non vada a leggere il blog di un "tecnofobo".
Ma il tecnofobo può commentare qui, e se sa essere convincente e logico nei suoi ragionamenti può anche convincere e far apprezzare le sue ragioni.
Nella vita reale questo è estremamente più difficile. Un ragazzo che frequenta un partito di sinistra non si troverà mai a discutere con uno di destra, mentre sulla rete queste dialettiche contrapposte sono all'ordine del giorno, magari accese, violente, ma possibili.
Anche sull'11 settembre se cerchi in rete complottisti e anticomplottisti sono in dialettica costante, anzi spesso un post non è che la risposta a un post di uno dell'altra fazione. Gli uni smontano gli altri reciprocamente, in una gara a chi ha strumenti di convincimento maggiori.
IMHO :)
Giulietta posso chiederti una cosa? E' un dubbio che mi viene spesso quando penso a questo web a forma di rete. Molto spesso si sottolinia come questo allarghi gli orizzonti conoscitivi di una persona, perchè avanzando di nodo in nodo può conoscere altre persone, altre idee o punti di vista. Personalmente ogni tanto ho l'impressione che sia vero anche il contrario. Uno si va a collocare nel network in base ai propri interessi e punti di vista, in base alla sua opinione su questi interessi, si cercano persone che trattano le stesse cose nello stesso modo. Ecco, questo non potrebbe essere fortemente limitante per l'orizzonte conoscitivo? Uno rimane sembre nello stesso brodo di opinioni perchè le opinioni diverse, opposte alla nostra, si vanno a collocare a molti gradi di separazione dal nostro network.
Ti faccio un esempio, prendiamo il complottismo sull'11 settembre. Se uno accede a questo network troverà molti siti che parano di ipotesi a prima vista plausibili sul fatto che questo episodio sia stato pilotato dagli USA. Può navigare su moltissimi siti fortemente collegati fra di loro che puntano tutti verso la stessa direzione. Così diventa difficile accedere invece al network che smonta queste ipotesi, evidenziando come siano in realtà frutto di distorsioni ed errori plateali. Cosa ne pensi tu?
@Giulia - per "meraviglia là sopra" intendi dire il tuo nome, vero? :-) è quello la cosa più importante di questo blog.
Il motore. :-)
interessante :) ho qualcosina in più da portare all'esame di domani :D
Gianluca parlo di questo, dopotutto. :)
Hai visto che meraviglia là sopra?
Marcello, certo che li sai fare i complimenti! :D
"Consapevolezza ambientale", potrebbe essere uno dei costrutti fondamentali di una ipotetica Psicologia del Network ;)
P.s.: visitando il tuo blog si ha la "consapevolezza estrema" di ciò che accade nel mondo scientifico :) Complimenti vivissimi!
@Giulia - Post interessantissimo sui legami che ci sono tra le tecnologie più avanzate e i nostri retaggi più arcaici. Cioè, a me piace pensare che parli di questo, dopotutto :-)
alle 19:11
roberto
Facile ricorrere alla menzogna per cambiarsi i connotati!!! Attenzione alla trasmissione di FANTASIE prese troppo sul serio. Chiarito questo punto sulla indispensabile sincerità con il presupposto dell'inganno vi dico che io ne sono un esempio precursore da anni e anni e se la tecnologia e il lavoro e tutto il resto me lo consentisse starei a relazionarmi cosi con una splendida amica che adoro.