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Ott 08 9

I nomi dei blog

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 17:21 in Cyber-psicologia


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Sul blog di Mitì Vigliero si parla dell' arte di intitolare i blog e fra post e commenti è possibile scoprire le motivazioni che hanno spinto decine di blogger a scegliere quel nome e non un altro per il proprio point of presence sulla rete.
Squonk invece recupera un
post di oltre cinque anni fa in cui fu fatta la stessa piccola indagine.
Sarebbe interessante, raccogliendone molte, fare un'
analisi testuale di queste motivazioni, per rintracciare delle tendenze nella scelta dei titoli dei blog ed eventualmente verificare se è cambiato qualcosa in questi cinque anni.
Così, "nasometricamente", mi sembra che emergano alcune ricorsività.
Diversi blog hanno il nome di chi li scrive, ma molti di più hanno come titolo il nickname dell'autore. Il nickname a sua volta viene utilizzato per diverse applicazioni: e-mail (spesso account su più domini), forum, instant messaging e così via.
Questo è interessante e suggerisce una tendenza all'identificabilità o comunque un' affezione alla propria univocità sulla rete, in linea con la considerazione che il web non sia più il luogo della molteplicità e della confusività identitaria a cui eravamo abituati. 
Molti titoli di blog attengono strettamente al sè e alla propria storia personale: sono nomignoli, diminutivi, ma anche luoghi, titoli di canzoni, di film, personaggi di libri o fumetti. Altri sono metafore di condizioni esistenziali, stati d'animo, altri ancora sono giudizi sulla propria personalità, l'espressione di attitudini e così via.
Quel che mi ha colpito è che le scelte appaiono quasi sempre meditate, ragionate e piene di significati, talvolta profondi. Anche i nomi stravaganti o ironici o anche banali sono stati individuati per esprimere qualcosa di non banale su di sè.
Una categoria un po' più piccola comprende titoli che esplicitano al lettore ciò di cui si parla nel blog, e vi sono ovviamente più rappresentati  i blog monotematici, tecnici o professionali.
Qualcuno sceglie nomi foneticamente suggestivi, o parole di altre lingue poco conosciute di cui viene svelato l'inedito significato.
La nasometria non mi consente di andare oltre e non è detto che le mie impressioni siano condivisibili. Ma leggete i due post che vi ho segnalato con i relativi commenti e formatevi le vostre: è un aspetto interessante del nostro vivere nel cyberspazio.
Mi piacerebbe davvero che qualcuno che si occupa di analisi qualitativa dei testi, studiasse questa cosa con sistematicità.
Il primo blog che ho aperto nel 2003 si chiamava Alifbay (leggi alifbai). E' una parola indostana che significa "alfabeto" ed è il nome che Salman Rushdie dà a un paese nell' incipit del suo romanzo Harun e il Mar delle Storie.
Scriveva così: "There was once, in the country of Alifbay, a sad city, the saddest of cities, a city so ruinously sad that it had forgotten its name" (C'era una volta, nel paese di Alifbay, una città triste, la più triste delle città, una città così drammaticamente triste che aveva dimenticato il suo nome).
Non era un bel periodo quello e una città Alfabeto, che doveva ricordare il suo nome, mi sembrò un buon riferimento simbolico per uno spazio di scrittura e di introspezione. 

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Commenti

1. Riccardo, Giovedì 9 Ottobre 2008 ore 20:45

Giulietta sulla questione dell'identità in rete e delle motivazioni che spingono a selezionare un nick invece di un altro ne ha parlato Patricia Wallace in "La psicologia di internet" (scommetto un penny che lo hai letto :D) ed era arrivata tramite una ricerca di cui parla all'interno del libro alle tue stesse conclusioni condette per nasometria :-). Per l'analisi testuale chi lo sa, magari me ne occuperò io fra qualche mese, visto che la tesi e tirocinio che sto facendo sono su questa metodologia.

2. Giulietta, Giovedì 9 Ottobre 2008 ore 21:30

Caro Riccardo hai perso un penny. Se fai una tesi su questo ti eleggo miglior commentatore di tutti i tempi. :)))
Anche perchè sono interessanti la realtà italiana e i blogger italiani. Dare il nome a un blog è una scelta talmente intrisa di significati culturali, di sofisticazioni linguistiche, che non possiamo accontentarci di ciò che si scopre negli altri paesi.

3. Kristalia, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 09:15

Non ho letto "la psicologia di internet", però in anni di "rete", sono giunta alle medesime osservazioni di Roberto.

La scelta del nome è guidata nella maggior parte dei casi, dall'esigenza di presentarsi, una sorta di biglietto da visita che sintetizzi in 2 o 3 parole il senso di ciò che vogliamo rappresentare attraverso le nostre pagine.

Può essere ironico, serio, scanzonato, triste - mi riferisco ai blog personali - ma in ogni caso, si tratta di una rappresentazione: la fotografia delle nostre mappe mentali o un'istantanea dello stato d'animo.

Il nome ha una forte valenza emotiva, non è e non può essere casuale, perché va oltre la mera denotazione... cosi come l'abito con cui scegliamo di presentarci ad un incontro... è il primo impatto e tramite questo, vogliamo già dare una forte connotazione, far si che chi ci vede o ci legge, sia già introdotto nel nostro ambiente.

Un sito come il mio, ad esempio, non potrebbe chiamarsi casualmente "piripacchio", oppure "tutti insieme allegramente".

Seguirò con interesse le tue conclusioni. Interessante questo blog.  

4. Kristalia, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 09:16

Scusami Giulietta, ti ho erroneamente chiamata Riccardo... ti prego di perdonarmi

Kristalia

5. Marinettiani, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 09:36

Bell'articolo. Per saltare di palo in frasca: rimango sempre molto rattristato quando leggo, nei blog italiani, più parole inglesi che -appunto- italiane; per poi scorprire che lo stesso blogger infarcisce i propri testi di bestialità ortografiche, grammaticali e sintattiche. Potremmo mettere una regola: titoli solo italiani e corsi di ortografia obbligatori.

6. Demis, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 12:20

Gran commento quello di Marinettiani, nonostante sia un po' off-topic... Non serve una regola, basta la selezione naturale: quando qualcuno non comunica correttamente, il messaggio passa con difficoltà, e quindi il lettore si stanca e molla. Cmq un buon controllo su questo lo potrebbe fare Riccardo, se si occuperà di analisi del testo (da un punto di vista multiplo): correlazione tra numero di accessi e... numero di termini stranieri (escludendo quelli tecnici, necessari), numero di errori grammaticali,.. e una binomiale con il titolo (in italiano o no). :)

Per tornare al tema: penso che, oltre alla spiegazione "biglietto da visita", il nome del blog traferisca la direzione, il taglio, l'intenzione che chi lo cura vuole darci. Quindi, non solo una foto, ma una freccia...

7. Mitì, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 12:25

E' una ricerca affascinante quella dei nomi e dei titoli: spero anch'io che qualcuno la sviluppi presto! :-**

8. Riccardo, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 13:07

Purtroppo la tesi che volevo fare sui blog mi è stata bocciata perchè era da specialistica, mi ha detto che sarebbe stato inutile farla perchè non avrebbe avuto accesso alla pubblicazione e sarebbe rimasta al macero in Bicocca(anzi vorrei chiedervi conferma di questa motivazione). Quindi mi ha appioppato un altra tesi sempre con metodologie di analisi testuale ma sulla politica, sono proprio deluso, però almeno imparerò questa tecnica che penso sia un ottimo strumento di indagine sociale/clinico.

Comunque  qualche mese fa avevo fatto una analisi testuale delle TAG usate per denominare i propri post all'interno di un network, correlando il grado di variabilità lessicale con la distanza fra un nodo e l'altro, era uscito un risultato interessante quanto anche facilmente ipotizzabile, all'interno del network vi erano assi linguistici più significativi (emozione, descrizione del se, descrizione dell'altro per esempio) che andavano via via cambiando di rilevanza spostandosi da una parte del network all'altra. 

Per altri versi penso che l'analisi testuale del solo titolo del blog rischia di essere poco significativa per la quantità enorme di variabilità possibile, oltre al fatto che nel costruire la propria identità virtuale l'autore del blog si appoggia a più strumenti oltre al titolo del blog (template, nick, tag, foto e tutta un'altra serie di variabili modificabili dal codice html). Penso che l'identità del blogger possa essere identificata solo da una analisi di tutti questi aspetti, se ci si limitasse all'analisi del solo titolo penso si otterrebbero risultati poco significativi anche perchè molto spesso il titolo del blog non riflette l'identità attuale del blogger, ma l'identità di quando ha iniziato a scrivere il blog e un'analisi delle motivazioni che hanno spinto a scegliere un titolo invece di un altro consisterebbe nell'analisi di ciò che adesso il blogger pensa delle motivazioni che in passato lo spinsero a scegliere un titolo invece di un altro. 

Io personalmente penso che l'identità virtuale sia creata, e anche percepita, come una totalità fra colori/template/nick/titolo percepiti in estrema velocità assieme anche al registro linguistico usato nelle prime tre righe del post che un lettore legge da questa configurazione poi come faceva notare Demis c'è la scelta se continuare a leggere o passare oltre. Ad esempio sul mio blog si passa oltre :D  

9. Demis, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 13:59

O Roberto, la motivazione mi pare farlocca (ma forse nasconde valide motivazioni): se è un buon lavoro, ci sono miriadi di modi per pubblicarlo. Piuttosto, 2 annotazioni a margine: 1- se il prof che hai scelto ti dà un tema, lo fa tra le SUE linee di ricerca, quindi vai a completare un quadro che lui ha chiaro ma tu no; 2- una tesi che valga la pubblicazione di solito ha un solido impianto teorico e sperimentale.. e si vede che il tuo prof non ha visto la possibilità di realizzarlo senza un grande (e lungo) percorso dietro.

Però. Se tu hai le competenze, anche se il tuo tirocinio non è centrato su quel tema, puoi sempre impratichirti col metodo di giorno, e condurre la ricerca a casa di sera! :)

10. Kristalia, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 14:11

@ "Io personalmente penso che l'identità virtuale sia creata, e anche percepita, come una totalità fra colori/template/nick/titolo percepiti in estrema velocità assieme anche al registro linguistico usato nelle prime tre righe di un post cheun lettore legge da questa configurazione poi come faceva notare Demis c'è la scelta se continuare a leggere o passare oltre."

Assolutamente sì. Su questo si concentrano gli studi di comunicazione. Comunicazione sul web, nella fattispecie. Registro testuale, grafico, sonoro, tendono a connotare, appunto, superando la mera denotazione.

Ed è ciò che vogliamo nel momento in cui scegliamo ogni elemento della nostra pagina: suscitare un'emozione, evocare, attivare - se lo vogliamo - il sistema simpatico, attraverso l'uso del colore, o far leva sul parasimpatico, se preferiamo darci una connotazione autorevole - come è il caso di questo blog, i cui colori sono prevalentemente quelli dell'autorevolezza, professionalità, affidabilità (blu e verde).

Trovo a tal proposito, interessante questo articolo  http://www.signora-anonima.com/comunicare/ ce ne dà un rapido saggio.

Sono convinta, come Riccardo, che tutto ciò che comunichiamo - talora inconsapevolmente - a cominciare dalla scelta del nome, per finire alla grafica o, in diversi casi, anche al suono, sia sintonizzato con la nostra personalità, almeno nel momento in cui creiamo la pagina. Poi, con il tempo, possiamo mutare... scegliere registri diversi, che ci rappresentino per quello che siamo in quel momento. Oppure mantenere invariata la scelta originaria per ragioni di opportunità.

E comunque, abbiamo pochi secondi... si dice un massimo di 30... per accattivare, trattenere il visitatore occasionale, sperando di generare il flusso di ritorno.

 

11. Riccardo, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 14:45

Ragazzi, ma io sono Riccardo, non Roberto :D 

Io penso che sia molto per il punto 2, nel senso che appunto se l'intuizione c'era e anche un discreto apparato teorico e metodologico non penso sarebbe stato facile riuscire a portare a termine un progetto così articolato avrei rischiato di bloccarmi e non laurearmi in tempo, però cavolo magari anche no :D. Però penso che farò come dici tu, tirocinio studio e tesi di giorno, intanto nel tempo libero continuo a studiare questa cosa, l'appetito vien mangiando avrò altre idee più fattibili e spero altrettanto valide.

Riprendendo quello che dice kristalia io penso che una variabile fondamentale nella visibilità e gradevolezza del blog sia il suo piazzamento all'interno della rete. Se è pur vero che in internet si possono ipotizzare dei processi di selezione naturale, chiamiamoli così per amor di sintesi, molto è condizionato dall'ambiente in cui si trova il blog, dalla rete che si è riuscito a costruire attorno e all'interno della quale si è trovato. Pensiamo al blog di Giulietta invece che su blogsfere su splinder o io bloggo. Quanto sarebbe cambiato in visibilità/appetibilità etc, quanto questi cambiamenti avrebbero influito sullo stile editoriale di Giulietta? Psicocafè sarebbe stato la stessa cosa? Come dire, riprendendo papà Lewin C=f(P,A) il comportamento è funzione dell'ambiente per la persona, ecco la stessa cosa penso sia applicabile ai blog, un blog (che alla fine è un comportamento) è una funzione della persona per l'ambiente (virtuale e reale) in cui essa si trova. 

 

12. icy, Venerdì 10 Ottobre 2008 ore 18:15

E che fine ha fatto Alifbay ?

Buon weekend

13. Giulietta, Sabato 11 Ottobre 2008 ore 00:38

Ho trovato veramente interessanti le vostre considerazioni, ma credo siano necessari dei distinguo.
L’argomento del post è la motivazione che spinge alla scelta di un nome, quindi parliamo di un comportamento del blogger.
La percezione che l’ipotetico  lettore ha di quello stesso blog o blogger è tutta un’ altra questione.
L’analisi testuale non dovrebbe essere sui titoli dei blog, ma sui brevi racconti che i blogger hanno fatto quando sono stati invitati a chiarire i motivi della loro scelta, ovvero su quello che hanno detto esplicitamente sulla questione, per rintracciare elementi comuni, predominanze, temi ricorrenti.
Riccardo ha ragione quando dice che un’analisi di questo tipo “consisterebbe nell'analisi di ciò che adesso il blogger pensa delle motivazioni che in passato lo spinsero a scegliere un titolo invece di un altro”, ma si potrebbe fare un’indagine “in tempo reale”, monitorando i blog che vengono aperti quotidianamente e chiedendo ai neoblogger i motivi della loro scelta “fresca di giornata”.

Le altre considerazioni che avete fatto spostano il focus su aspetti diversi e di differente complessità. L’identità virtuale del blogger (template/nick/titolo/foto/registro linguistico), le modalità con cui gli altri interpretano i diversi elementi di una pagina per farsi una rappresentazione del blogger (es. colori=affidabilità) (Kristalia), la visibilità/appetibilità del blog in funzione del suo piazzamento nella rete (Riccardo) sono tutte cose di estremo interesse, ma solo marginalmente correlate con la questione semplice semplice che pongo nel post: “Perché Kristalia è “Kristalia”?”e non qualsiasi altra cosa fra i milioni di nomi possibili?

Altre questioni in ordine sparso.
@Marinettiani e Demis: sulle bestialità ortografiche, grammaticali e sintattiche sfondate una porta aperta, nel senso che, personalmente, tengo molto al fatto che i miei post siano scritti in un italiano che non faccia inorridire, ma non sono d’accordo sulla “regola” proposta da Marinettiani. Non tutti hanno lo stesso livello di scolarizzazione e tutti devono potersi esprimere liberamente anche se infilano qualche h di troppo o non apostrofano gli articoli  per i nomi femminili. J
Meglio un buon concetto espresso in maniera zoppicante che “il nulla concettuale vestito a festa”.
Sui termini stranieri sinceramente non ho mai notato un loro abuso, a parte forse qualche blog di marketing o aziendale…

@Riccardo: lo stile editoriale di questo blog è fortemente influenzato dalla sua collocazione sul network. “Blog professionali di informazione” è un claim, ma è soprattutto un confine: qui si fa informazione in maniera professionale.  Benchè io scriva su questo blog da tre anni, ne abbia ideato il nome, suggerito i colori e supervisionato alla grafica, PsicoCafé non mi appartiene mai completamente e di questo le mie scelte contenutistiche e il mio stile risentono senza dubbio. :-)

@Icy: Alifbay è stato chiuso poche settimane dopo l’apertura di PsicoCafé, alla fine del 2005. :-)

 

14. rosa, Sabato 11 Ottobre 2008 ore 00:44

il mio blog è intitolato

confusion is sexy

perchè è un pò la rappresentazione della mia vita

15. Riccardo, Sabato 11 Ottobre 2008 ore 14:06

Sulla questione IT penso si possa affrontare in due modi differenti. Uno da un punto divista cognitivo, nel momento in cui la parola che poi decidiamo di usare come etichetta viene selezionata e che rappresenta a parer mio, usando forse un termine improprio, una ristrutturazione (termine mutuato dal problem solving) del problema (definizione del Sé).

Chiedere le motivazioni in tempo reale penso che sarebbe estremamente difficile e in ogni caso a parer mio rifletterebbe una meta-riflessione su qualcosa che è stato già fatto. Come dire, quel che ne deriverebbe sarebbe come il racconto di un sogno, sicuramente informativo però qualcosa di diverso da quello che si sta cercado. 

Attualmente per "Psicologia dell'Adolescenza" sto studiando in maniera veramente interessante di come le nuove tecnologie ( sms, messenger, giochi di ruolo e forse si potrebbe allargare la discussione ai blog ed adesso a facebook ) possano essere un supporto alla mentalizzazione del sé corporeo, veramente affascinante, ieri ne hanno fatto una conferenza, se non sbaglio a Catania.

In ultima analisi, riprendendo la relazione circolare fra autore e lettore penso che ci sia una influenza reciproca molto particolare, perchè sarebbe lecito pensare che in ogni caso l'autore del blog utilizzi il feedback dato dai lettori per regolare cosa scrivere, come farlo, quando farlo in una sorta di condizionamento operante, e quindi, nonostante il caso particolare di blogsfere, anche in altri network, senza limitare la questione al dominio ma all'effettivo piazzamento nella rete, penso che il blogger sia plasmato effettivamente dal proprio audiance.

Molto spesso è veramente un piacere discutere qui :-) 

16. Terry, Domenica 12 Ottobre 2008 ore 22:26

OT:alifbay era proprio una lettura piacevole, il tuo nick era ushuaia se non sbaglio, e un po' ne sento la mancanza (questo ovviamente non è per entrare nel merito della scelta di chiuderlo, ma semplicemente per fartelo sapere :-) Però son contenta che tu abbia segnalato a noi lettori di alifbay psicocafè.

Grazie

T.

17. AngoloNero, Sabato 18 Ottobre 2008 ore 11:09

"L'Angolo Nero" è il nome del mio blog ed è diventato il mio nick solo dopo. Nasce da un gioco di parole: il titolo di un vecchio noir, L'angelo nero di Cornell Woolrich, adattato al fatto che si trattava di un blog dedicato, appunto, al giallo, noir, crime etc.

Il fatto che, tolto l'articolo, iniziasse per A, che è la stessa iniziale del mio vero nome, ha fatto sì che me ne innamorassi e lo adottassi come firma alternativa.

Ecco perché quelli di Blogosfere avranno difficoltà a liberarsi di me ;)

Ciao, Giuletta, un abbraccio!

18. Ammiratore, Lunedì 20 Ottobre 2008 ore 23:50

Così si presenta nel suo blog questa donna nella sua Shangri-La; apre il 9 agosto 2003 e scrive 6 pensieri fino al 10 (San Lorenzo).

Poi sparisce.

E per mia gioia ricomincia a scrivere a gennaio 2004: ben tornata, penso.

Parla di sé; ma è chiaro che cerca soltanto e ancora "the country of Alifbay".

Una poesia in siciliano (a pochezza di l'ommu) e si firma Ushuaia.

E' amareggiata la nostra eroina ma continua, giorno dopo giorno, ad andare avanti come d'altronde facciamo tutti.

A febbraio esplode e scrive tantissimo e come piace a me: di getto e parla di saudade (si pronuncia saudagi) quella bellissima sensazione capita bene dai brasiliani...

19. Giulietta, Lunedì 20 Ottobre 2008 ore 23:55

Benritrovato Ammiratore, amarcord. :)

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