Conversazioni di psicologia contemporanea
Su The American Sociological Review fu pubblicato, l’anno scorso, uno studio che aveva come obiettivo quello di stabilire, a distanza di vent’anni rispetto a una ricerca analoga, l’entità del cosiddetto “discussion network” delle persone, in altre parole il numero degli “altri” a cui la gente sente di potersi confidare.
Dai dati raccolti era emerso che negli anni ‘80 gli uomini avevano in media 3,5 “confidenti” ciascuno, mentre oggi questo numero sarebbe sceso a 2 persone. Un quarto del campione dichiarò di non avere nessuno con cui confidarsi, un dato doppio rispetto a vent’anni prima. Ne parlammo diffusamente in questo post.
Un altro studio importante su questo presunto acutizzarsi della solitudine nella nostra epoca, fu quello contenuto nel libro Bowling Alone di Robert Putnam, il quale evidenziò che quasi tutte le forme di partecipazione civica, dalla frequenza delle chiese alla partecipazione ai tornei di bowling si erano significativamente ridotte nell’ultimo secolo. Il libro ricevette comunque molte critiche incentrate sul fatto che l’autore si fosse soffermato ad analizzare delle attività obsolete, come il giocare a carte per esempio, e non avesse preso in considerazione forme emergenti di socializzazione come le community di internet.
E arriviamo a internet, vera arena contemporanea della socialità.
La domanda è: è necessario che una relazione significativa si esplichi in maniera tradizionale perché agisca i suoi effetti di supporto al benessere degli individui? E’ necessario andare a giocare a bowling insieme per non essere soli? Ed è imprescindibile il concetto di confidenza come metro della qualità di un rapporto sociale? Quanto possono essere parimenti supportivi i cosiddetti legami deboli? Quelli dei semplici conoscenti, dei colleghi, dei compagni di attivismo politico, degli amanti della mia musica o dei tifosi della mia squadra, se forniscono vicinanza, sostegno e partecipazione?
Quello a cui assistiamo tutti i giorni sulla rete, non è forse la più recente modalità, né migliore né peggiore, con cui le persone riescono ad avvantaggiarsi del fondamentale scambio con i propri simili? L’immensa mole di interazioni sociali on line, più che spia di un problema di solitudine, non potrebbe essere, al contrario, dimostrazione del fatto che, oggi più di ieri, abbiamo un'arma formidabile, e la usiamo!, per minimizzarla e sconfiggerla, con l’aiuto delle nuove tecnologie?
Fonte | Alone Together
Concordo con il tuo ragionamento... Non capisco chi si ostina a demonizzare Internet e ad etichettarlo come una sorta di autostrada superveloce che porta a solitudine, dipendenza cronica e quant'altro.
Internet rende più intensi e facili i rapporti tra persone che hanno già una vita sociale attiva al di fuori di esso, mentre aiuta coloro che una vita sociale non ce l'hanno (per svariati motivi) a crearsene una da zero.
I "malati di Internet" non esistono, e se ci sono, si tratta solo di persone che hanno problemi alla radice, un po' come i malati del gioco d'azzardo, i giovincelli che uccidono "ispirandosi" ad un videogioco o qualunque altro caso di dipendenza/anomalia psicologica vi venga in mente.
totalmente d'accordo! internet è un'occasione straordinaria per lo scambio di idee, prodotti creativi e apprendimento. a me permette anche di seguire i miei studenti molto meglio, sul forum del corso e via email è possibile porre domande e dare risposte che diventano di utilità generale ad esempio, mettere materiale di studio a disposizione prima delle lezioni etc.
non penso serva un'apposita indagine per vederlo :-) e poi quando mai avrei avuto il tempo di andarmi a cercare le cose che tu ci racconti tanto bene?
Un saluto Giovanna
alle 12:43
moreno
Da non socio-psico-pedago-ecc.logo e da semplice turista del blog provo a dissentire un po'.
Ciò che ritengo abbia valore sono le cose che hanno un peso nella mia vita e che mi permettono quell'equilibrio instabile da proiettarmi costantemente o con le individuali pause e battute d'arresto, verso quello che ritengo sia la mia felicità o il mio obiettivo a breve, lungo e lunghissimo termine.
Internet è una possibilità, ma come la televisione procura una sorta di stato soporifero mandando in "overload" i pochi neuroni rimasti (per fortuna che se ne possono un po' ricreare di nuovi) per le troppe e volute informazioni visive/audio e pseudo cognitive, la rete offre così tanto e di quasi immediato che partire per la tangente non è nemmeno troppo difficile. Quello che resta sicuramente non facile comunque è eliminare o non dar peso a tutte quelle info di sottofondo o contemporanee che distolgono dall'obiettivo e fanno perdere tempo ed energie.
Come un coltello internet va usato nel modo corretto, e forse per un internet-analfabeta come il sottoscritto sarebbe il caso di trovare un tutor...perché la rete non è certo innocua!