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L’ambiente degradato degrada il comportamento

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 14:22 in Psicologia sociale


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Immaginate di osservare un tizio armato di bomboletta spray intenzionato a imbrattare un muro pubblico con alcune scritte. Secondo voi è più probabile che imbratti un muro già violato con altre scritte o un muro immacolato?
Il muro immacolato può avere un qual certo effetto attrattivo, ma pare che il costo emotivo di violare un contesto non degradato sia eccessivo anche per chi in teoria non dovrebbe porsi problemi di sorta.
Nel 1982 apparve un articolo sul The Atlantic a firma del politologo James Q. Wilson e del criminologo George L. Kelling nel quale venne proposta la cosiddetta Broken Window Theory, la teoria delle finestre rotte.
Secondo questa teoria le condizioni di degrado di un ambiente hanno un effetto significativo sul comportamento antisociale delle persone. Nella fattispecie essi affermarono che, se un palazzo ha un paio di finestre rotte ed esse non vengono riparate tempestivamente, si assiste alla tendenza da parte dei vandali a romperne altre, eventualmente a introdursi nel palazzo e se non è occupato a occuparlo e ad accendere fuochi all’interno. La teoria, benché suggestiva e tutto sommato ragionevole (se un contesto urbano è degradato vuol dire che nessuno se ne prende cura e quindi posso devastarlo con minor sforzo emotivo) non aveva ricevuto però grosse conferme empiriche.
E’ stato però pubblicato su Science in questi giorni un articolo di alcuni ricercatori della University of Groningen in Olanda, nel quale si dimostra, con diversi esperimenti, che se le persone vedono qualche regola o norma violate (come la presenza di scritte sui muri o veicoli parcheggiati illegalmente) sono più propense a violarne altre, per esempio commettendo furti o spargendo rifiuti.
Vediamo uno di questi esperimenti. I ricercatori hanno attaccato dei volantini ai manubri di alcune biciclette parcheggiate in un vicolo dai muri puliti nel quale era presente un cartello che vietava i graffiti. Nel vicolo non c’erano cestini per i rifiuti. Hanno quindi osservato, senza farsi vedere, quanti ciclisti gettavano i volantini per terra o li poggiavano su altre bici piuttosto che conservarli e portarli con sé per buttarli da qualche altra parte in un secondo momento. Il giorno dopo hanno condotto la stessa osservazione nello stesso posto alle medesime condizioni, con la differenza che sui muri, durante la notte, erano stati disegnati dei graffiti. Alcuni di essi erano semplici scritte, altri erano più elaborati e potevano essere percepiti più come “arte” che come violazione delle norme.
I risultati sono stati eloquenti: quando c’era il cartello di divieto e il muro lindo solo un terzo dei ciclisti gettava via il volantino o lo poggiava su un’altra bici, ma quando i graffiti erano presenti sui muri lo faceva più dei due terzi dei ciclisti.
Gli altri esperimenti sono descritti nel pdf “Materials and Methods” che vi linko in calce al post. La cosa interessante di questi studi è l’evidenza della cosiddetta cross-norm violation, ovvero le persone non sono semplicemente spinte a commettere le stesse infrazioni che vedono commesse da altri nel medesimo contesto, ma hanno maggiori probabilità di violare altre norme anche se non specificatamente già violate.
E’ chiaro che non è possibile individuare nel degrado urbano la causa dei comportamenti di violazione delle regole, ma c’è un’evidente correlazione fra condizioni dell’ambiente e tendenze comportamentali. Questo suggerisce che politiche di prevenzione sono possibili intervenendo direttamente sullo stato dei luoghi, in aggiunta o anche in alternativa agli interventi classici come la repressione o l’educazione, con costi teoricamente inferiori.
Questa sorta di plasmabilità sociale dei comportamenti può essere, è noto, davvero potente. Il Prof. Cialdini, “profeta” dell’influenza sociale e della psicologia della persuasione , sull’articolo di Science Magazine che commenta questa ricerca riporta un suo studio  nel quale ha potuto verificare che, se nei bagni di un albergo viene affisso un cartello nel quale si specifica che riutilizzare gli asciugamani per la doccia è salutare per l’ambiente, il 38% degli ospiti li riusa. La percentuale degli ospiti che riutilizzano gli asciugamani sale al 50% se il cartello riporta il dato che “la maggiorparte degli ospiti degli alberghi riutilizzano gli asciugamani”.
La letteratura psicologica, se utilizzata, è talvolta tutt'altro che un esercizio di stile.

Abstract | The Spreading of Disorder 
Materials and Methods | The Spreading of Disorder  (pdf)
Commento su Science Mag | Study Shows How Degraded Surroundings Can Degrade Behavior  (pdf)

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Commenti

1. giovanna jona lasinio, Martedì 25 Novembre 2008 ore 17:09

devo dire che il discorso ha un suo senso logico evidente, ma mi chiedo quanta influenza abbia l'aspetto culturale nel quale l'esperimento è stato condotto. chissà che risultati darebbe lo stesso esperimento svolto al centro di roma o di milano?

2. Giulietta, Martedì 25 Novembre 2008 ore 18:20

Ciao Giovanna. Penso che la tua obiezione "culturale" potrebbe essere importante se applicata alla "qualità" delle norme violate. Nel senso che a Roma potremmo essere, per assurdo, più condizionati dai graffiti e meno dai parcheggi abusivi o reagire più con una cartaccia buttata per terra che con una scritta sul muro. In combinazioni fra "suggestioni di degrado" e "reazioni di degrado" molto diverse a seconda del paese o della cultura.
Ma se guardiamo alla cosa solo da un punto di vista "quantitativo", assumendo che la condizione dei luoghi determini semplicemente uno scarto rispetto al comportamento medio, mi viene da pensare che non troveremmo differenze geografico-culturali.
Per assurdo se a Roma  siamo mediamente incivili 5 e a Groningen sono mediamente incivili 3, un ambiente degradato porterebbe noi ad essere incivili 7 e gli olandesi ad essere incivili 5.
In altre parole, a contesti di partenza diversi, assisteremmo a un plus di inciviltà equivalente.  
Che ne pensi?

3. Demis, Martedì 25 Novembre 2008 ore 23:15

Da questa serie di studi, il passo successivo consiste nel valutare se le persuasioni a fare cose positive o negative vengono modulate dalle direttive del potere vigente. Se uno trova un cartello in cui si dice di buttarsi dal ponte, in quale percentuale la gente lo fa, senza rendersi conto che sta per morire?

4. giovanna jona lasinio, Mercoledì 26 Novembre 2008 ore 10:05

Cara Giulietta, il ragionamento sul differenziale di inciviltà fila. In effetti il "social blame" ed il contesto agiscono più sulla qualità che sulla quantità e stavo pensando come si potrebbe strutturare un vero esperimento per dimostrarlo. Va be' ci pensiamo e poi chiediamo un finanziamento europeo per farlo :-) a presto Giovanna

5. ope, Domenica 30 Novembre 2008 ore 02:36

Lo studio non tiene conto, a mio parere, del fattore di alter-aggregazione.

Ovvero non è detto che un writer 'imbratti' un muro già segnato perchè lo considera 'sporco', ma al contrario, perchè è un migliore terreno di confronto e di aggregazione. Anche per gli altri esempi si potrebbe trovare un filo conduttore di alter-aggregazione, che trovo troppo lungo dibattere ora, ma che forse puo' emergere da una differente concezione di questi fenomeni che vengono letti come vandalismo e non come evasione da una devastazione cementizia operata da decenni e che pesa sulla socialità individuale

:)

ciao

6. Giulietta, Domenica 30 Novembre 2008 ore 18:29

Ope, grazie per il tuo commento, è veramente interessante quello che dici, anche se fatico ad applicarlo ad atti vandalici diversi dal graffitismo. :)

7. roberto, Mercoledì 3 Dicembre 2008 ore 00:28

Ciao,

mi piacerebbe sapere se l'ambiente casalingo "degradato" degrada il comportamento o qualche aspetto psicologico nella persona. Se dormo/studio in una stanza ordinata il mio rendimento migliora? O sono più concentrato? O sono meno invogliato? O magari non influisce per niente? Insomma l'ordine "fisico", nelle cose, diventa ordine mentale?

8. Ope, Giovedì 4 Dicembre 2008 ore 02:11

Grazie dell'apprezzamento, Giulietta. In effetti l'ultima parte avrei voluto cancellarla, ma non sapevo come si faceva! :) comunque, ad esempio, la teoria espressa, ha dell'ovvio nel suo stesso nuce. Ovvero è evidente che se un palazzo ha due finestre rotte e lo riparano, il palazzo appartiene a qualcuno che se ne cura, ma se non vengono riparate per lungo tempo, l'incuria lascia intendere che difficilmente qualcuno verrà a reclamarlo in caso di occupazione. Il riappropriarsi di spazi in disuso è tipico della cultura underground o submetropolitana e l'abbandono dello stabile è una delle determinanti per far si che un'occupazione avvenga. Non ho mai sentito, per fortuna, di palazzi in cui gli inquilini siano stati sgomberati dagli occupanti!

:) Per quanto riguarda le cartacce in giro, da ecologista, non so dare spiegazione. Però per riallacciarmi al discorso di roberto, trovo possibile che questa specie di 'disordine' rispecchi il desiderio di liberazione da una regola imposta e non condivisa. Io non ho mai buttato una carta in terra neppure nel luogo più degradato del mondo ( e ne ho visti) semplicemente perchè è un mio atteggiamento interiore scelto in coscienza, ma chi non ha un'educazione ecologica radicata potrebbe intravederlo solo come 'territorio privo di controllo'.

Tanto per statistica sempre in risposta a roberto. Io mi ritengo una persona mentalmente organizzata, tuttavia sono estremamente disordinata. Penso che l'ambiente per stimolarci, debba rispecchiarci, in modo da rispondere alle nostre sollecitazioni. In un'aula asettica farei fatica a concentrarmi perchè dovrei prima estraniarmi dall'ambiente che mi circonda (e mi soffoca) ma magari un altro nel mio disordine impazzirebbe

9. Verità e Vandalismo, Sabato 20 Dicembre 2008 ore 18:58

"teoria della finestra rotta" daccordo, le persone vedrebbero il vandalismo sui muri e quindi sarebbero piu propense a infrangere loro stesse altre leggi, ma vi siete mai chiesti qual'è il problema a monte? cioè i writers da cosa sono spinti a imbrattare tutto? 

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