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H.M. l'uomo senza memoria/2

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 10 Dicembre 2008, 18:50 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
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In uno dei mille esperimenti a cui H.M. fu sottoposto, la sua performance stupì i ricercatori. Posto di fronte ad alcune immagini di giornale, dopo averle studiate per 20 secondi, le ricordò 10 minuti, 24 ore, 72 ore, una settimana e sei mesi dopo. Le ricordò nel senso che fu capace di affermare di averle già viste, anche se non poteva ricordare dove e quando.
La spiegazione che fu fornita del suo successo in questo tipo compito fu che egli si basava su un giudizio di familiarità, piuttosto che su un ricordo cosciente. Recentemente gli studiosi hanno argomentato che il riconoscimento cosciente di episodi appresi dipende dall’ippocampo, mentre i giudizi di familiarità senza contenuto episodico dipendono dalla corteccia peririnale che in H.M. residuava nella parte ventrale.

Nella vita quotidiana, H.M. mostrava occasionalmente qualche abilità mnestica. Aveva intanto ricordi della sua infanzia, di vacanze con i suoi genitori e informazioni su un certo numero di parenti, ma queste memorie sembravano essere semanticizzate.
Per esempio quando Suzanne Corkin, la neuroscienziata del MIT che per decenni ha seguito il caso, gli chiese: “Qual è il ricordo più bello che hai di tua madre?”, egli rispose “Bene, che lei è proprio mia madre”. “Ma puoi ricordare qualche evento particolare come una vacanza, Natale, compleanno, Pasqua?” “Ho qualche considerazione rispetto al Natale, il mio papà era del sud e non celebravano come qui nel nord. Non avevano l’albero e cose del genere. Lui venne al nord anche se era nato giù in Louisiana. So il nome della città in cui era nato.“
In altre parole H.M. non era in grado di narrare una memoria episodica di sua madre o di suo padre nè di alcun evento che fosse occorso in un tempo e in uno spazio specifici.

Al di là della peculiarissima condizione clinica, dai ricordi della Corkin emerge un ritratto dolcissimo di H.M.
Egli aveva opinioni, desideri e valori. Per esempio credeva che fare le parole crociate lo aiutasse a ricordare le parole e che fosse divertente.
Era altruista, quando gli si chiedeva di parlare del Dr. Scoville, con il quale aveva avuto diversi appuntamenti prima che lo operasse, diceva: “Ha fatto ricerca medica sulle persone. Ciò che ha imparato su di me ha aiutato anche gli altri, sono orgoglioso di questo”.
Il suo comportamento sociale era appropriato e gentile. Anni fa  lui e la dott.ssa Corkin stavano camminando dal MIT Clinical Research Center allo Psychology Department, egli le prese il gomito con la mano per guidarla giù dal marciapiede. Aveva alti standard morali, il senso del giusto e dello sbagliato nella sua condotta personale e aveva una coscienza. Per esempio quando spiegava perchè non potesse realizzare il suo sogno di essere un neurochirurgo, citava il fatto che indossava gli occhiali e dunque il sangue avrebbe potuto sporcarli e impedirgli di agire correttamente durante gli interventi.
Aveva inoltre un buon insight sui suoi problemi di memoria. Quando la Corkin gli chiese “Cosa fai per tentare di ricordare?” rispose “ Non lo so perché non mi ricordo cosa tento di fare” e rise. Aveva qualche cognizione della sua apparenza fisica, descriveva se stesso come “magro, ma pesante”, ma non conosceva la sua età o se avesse i capelli grigi.
In un’ occasione gli fu mostrata una vecchia fotografia di lui e sua madre, ed egli replicò che l’uomo assomigliava a suo padre, ma non poteva essere lui, perché suo padre non portava occhiali.
Non ricordando i decenni trascorsi dopo il 1953, guardandosi nello specchio un giorno la Corkin gli chiese “cosa pensi del tuo aspetto?”. Non sembrò particolarmente agitato quando rispose: “Non sono un ragazzo”.
Probabilmente, pur non riconoscendosi, è possibile che H.M. avesse un senso di familiarità con il suo volto, risultato della ripetuta esposizione quotidiana alla sua faccia e merito di alcune aree intatte del suo cervello che supportano la discriminazione di familiarità.

H.M. ha vissuto gli ultimi anni della sua incredibile esistenza in una casa di cura, del tutto inconsapevole della sua fama e dello straordinario contributo che ha fornito alla scienza. E’ morto giovedì scorso a 82 anni.

Fonte e approfondimento | What's new with the amnesic patient H.M.?  di Suzanne Corkin
Questo articolo, apparso su Nature, può soddisfare i bisogni di approfondimento sul caso, ma mi è sembrato molto bello per la descrizione che la Corkin fa di H.M. come essere umano.
Nell'immagine la risonanza magnetica del cervello di H.M.in cui si apprezza, dove c'è l'asterisco, la resezione chirurgica subita.

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3 commenti
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08 Giu 2010
alle 18:16

Matteo

ciao Giulietta

sono un ragazzo che sta scrivendo la tesi di maturità sul caso di HM ma non riesco a trovare i risultati dell' autopsia al suo cervello... se possiedi del materiale o hai informazioni saresti così gentile da inviarmele? grazie mille... 

Matteo  

2
12 Dic 2008
alle 17:28

Giulietta

Dario, mi era sfuggito in effetti e ho rimediato dopo aver letto il tuo commento. :)

1
12 Dic 2008
alle 15:42

Dario Catania

Ciao Giulietta,

sono un collega psichiatra che da alcuni mesi segue con crescente interesse il tuo blog... ero rimasto molto colpito dal fatto che non avessi fatto nessun cenno alla morte di HM e a quanto gli siamo debitori tutti noi che in vario modo ci occupiamo di neuroscienze...

Pensavo ti fosse sfuggito!

Grazie per i tuoi ottimi contributi!

 

Dario Catania

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