Conversazioni di psicologia contemporanea
Su Scientic American è stato pubblicato in questi giorni un articolo sul dibattito scientifico, tuttora in corso, a proposito delle motivazioni che spingono alcuni uomini a fare sesso con prostitute (parecchi uomini stando alle statistiche riportate per le varie nazioni). L’asse del dibattito oscilla tra motivazioni, diciamo così, più basiche e motivazioni più sofisticate e colorate in senso negativo. Tra le prime ci sarebbe il soddisfacimento di un bisogno sessuale (e sentimental-relazionale) che, fuori dalla prostituzione, non sarebbe soddisfatto; tra le seconde una volontà-necessità di intraprendere una sessualità dominante e controllante, sperequata in termini relazionali, con donne concepibili come esseri inferiori.
Che la prostituzione possa costituire un balsamo per le frustrazioni di uomini sostanzialmente normali è testimoniato dagli studi secondo i quali il cliente medio di una prostituta non risulta essere diverso da chiunque altro, nè meno attraente per l’altro sesso, nè in condizione di assenza di rapporti sentimental-sessuali normali. I clienti della prostituzione appartengono a tutte le classi d'età, sociali, a tutti i livelli culturali e spesso sono sposati con figli. Non possiedono neppure particolari e specifiche caratteristiche personologiche, almeno stando a quanto emerso in una ricerca del 1994 dello psicologo Dieter Kleiber della Free University of Berlin condotta su 600 frequentatori della prostituzione. Le uniche correlazioni individuate furono quelle fra tratti aggressivi e l’assunzione di comportamenti di rischio come la pretesa di avere rapporti non protetti.
In un’altra ricerca del sociologo Udo Gerheim emerse che molti dei clienti della prostituzione erano o sessualmente insoddisfatti oppure alla ricerca di un’espressione più libera delle proprie fantasie erotiche, spesso non espresse con le proprie compagne. Nella stessa ricerca fu inoltre individuata una tipologia di soggetti che, sia pur in un setting paradossale, immaginavano di avere relazioni genuine con le prostitute, ne cercavano e individuavano il lato romantico.
Nella ricerca di Kleiber fu chiesto ai soggetti di giudicare le donne pubbliche con cui si intrattenevano e in molti le definirono “fascinose” e “aperte”, altri “intelligenti” e “spiritose”, altri ancora come donne perfette che avrebbero voluto conoscere meglio.
Questo aspetto sentimentale sarebbe confermato anche dalla circostanza che la maggiorparte dei frequentatori di prostitute tende a ritornare sempre dalla stessa donna. E allora una delle ragioni che potrebbe spiegare il ricorso alla prostituzione basata su questi presupposti potrebbe essere che le relazioni normali con le donne sono percepite come rischiose e complicate, più esigenti e impegnative, mentre quelle con una prostituta allo stesso tempo soddisfacenti e scevre da complicazioni.
Altri ricercatori però non concordano con questa visione e la ritengono un po’ edulcorata rispetto alla realtà. La sociologa Julia O’Connell Davidson della University of Nottingham descrive i clienti delle prostitute come necrofili che fanno sesso con donne socialmente “morte”. Uomini il cui desiderio sessuale sarebbe acceso dalla considerazione di aver a che fare con qualcosa di meno di un essere umano, in particolare una donna spogliata di ogni potere sulla quale vendicarsi o su cui esercitare controllo. Le prostitute sarebbero per questi individui un prodotto da consumare e un'icona da sottomettere, talvolta nell’esplicita e consapevole volontà di ripristinare l’ancestrale dominanza dell’uomo sulle donne. Da un punto di vista psicologico questi uomini sarebbero considerabili come disturbati e il tasso di violenza registrato nel mondo della prostituzione sarebbe una dimostrazione delle dinamiche patologiche poste in essere.
Credo che il dibattito sia destinato a rimanere acceso a lungo, nel senso che entrambe queste visioni, come estremi di un continuum, potrebbero essere vere, con variabilità rintracciabili solo nella prevalenza dell’una o dell’altra a seconda degli individui coinvolti, ma anche dei contesti e delle culture.
Sono ipotizzabili infatti diverse variabili influenti, largamente sovraordinate rispetto alle caratteristiche dei singoli, quali la minore o maggiore sessuofobia delle culture, gli atteggiamenti culturali di maggiore o minor mercificazione del sesso, le scelte politiche di criminalizzazione o depenalizzazione, lo stato dei rapporti sociali fra i sessi, e via discorrendo all’infinito e sempre al netto della straordinaria complessità, anche di natura criminale, legata ai fenomeni dell’offerta di sesso a pagamento. Voi che ne pensate?
Fonte | Why Do Men Buy Sex?
Do anche io il mio piccolo contributo... Ho 39 anni e da quando ne ho 19 frequento abitualmente prostitute. Ho cominciato quando ho cambiato città per frequentare l'università, perché tra lo studio e la gestione di una casa tutta mia mi avanzava pochissimo tempo e non riuscivo a impegnarmi non dico nella ricerca di una fidanzata (cosa che tra l'altro a quel tempo proprio non mi interessava) ma neanche nel fare "vita notturna" con lo scopo di trovare qualche ragazza disponibile "per una botta e via". Però certe esigenze le avevo eccome, e pagare per soddisfarle era la cosa più pratica. Dopo la laurea e i primi lavori un po' precari ho trovato un buon lavoro e mi sono fidanzato e "sistemato", ma sinceramente nella scelta della compagna sono intervenute (sia da parte mia che sua, di comune accordo) altre motivazioni, più legate alla convenienza che all'intesa sessuale. Per me, e per molti miei conoscenti maschi, il sesso è soprattutto un'attività divertente e piacevole, da fare con persone che paghi in modo da garantirti un ottimo servizio e nessun "fastidio". Sinceramente, non frequenterei mai queste signorine fuori dai loro appartamenti e se vado abitualmente sempre dalle stesse non è tanto perché mi sia affezionato, ma perché conosco il prodotto e lo trovo di mio gradimento. Non ho mai frequentato persone che fossero visibilmente sfruttate o costrette con ricatti o violenze. Sono sempre molto pulito, cortese e rispettoso. Insomma, mi sembra di comportarmi con loro come mi comporto con il massaggiatore o con il barbiere, semplicemente si prendono cura di un'altra parte del mio corpo. Aggiungo che tanta ipocrisia e perbenismo sono tipiche dell'Italia. Quando sono in viaggio per lavoro, soprattutto in Svizzera e in Germania, molto spesso con alcuni colleghi del posto si va al bordello tutti assieme alla luce del sole (lì sono legali). Molti di questi uomini sono anche sposati. Non so se le loro mogli sappiano, personalmente con la mia compagna non parlo di certe cose. Insomma, non darei troppa importanza "psicologica" a queste faccende di sesso a pagamento: è come fare ginnastica, solo molto più piacevole.
Ho iniziato a frequentare delle escort sei anni fa. Allora lo facevo per evadere da un rapporto con una ragazza che mi stava "castrando". Mi mancavano i rapporti sessuali che all'inizio erano frequenti e cercavamo entrambi, mi mancava una donna femminile e non un pigiamone rosa coperto d'orsetti che si infila a letto con la maschera per il viso, la relazione monogama era stata messa in crisi, suppongo, dalla routine e dal fatto che in questa stessa routine tanto io quanto lei ci stavamo piano piano lasciando andare (barba lunga - per me, capelli trascurati, i chili di troppo...).
La prima volta che ho pagato mi sono sentito male anche se la prostituta in questione mi aveva trattato benissimo ed era una donna stupenda, di una dolcezza ed una femminilità disarmante. In seguito sono stato con altre e mi rendevo conto che per loro mi facevo la barba, mi curavo nell'abbigliamento, avevo perso quei chili in più e per stare ancora meglio ho deciso di troncare quel rapporto stantìo che mi stava mortificando.
Da allora pago una escort almeno una volta al mese e ne ho trovata una a Milano con cui ho instaurato un rapporto di amicizia anche fuori dal letto (usciamo a bere una birra, ridiamo, scherziamo e facciamo tutto quello che farebbero due normali amici). Contrariamente a tutto quello che i benpensanti possono credere di me, io ho 29 anni e mi piacerebbe avere una ragazza con cui instaurare una relazione vera e propria ma mi piacerebbe trovare una persona non noiosa, monotona, che non aspetti nient'altro che un minimo di sicurezza per cominciare a trascurarsi e rendere il rapporto un tedio piuttosto che una felicità. Insomma vorrei una ragazza con il carattere di una escort in esclusiva per me. Cosa difficile da trovare in questi tempi.
Che tristezza, Giulietta. Vengono ignorarate o dimenticate così spesso le motivazioni che più lasciano libertà all'umo e al destino
e non so come comportarmi
Cari commentatori, mi preme rivolgervi alcune rassicurazioni. Nessun vostro parere è "modesto", e nessuno deve "astenersi" dal commentare ancora. La diversità di opinioni è una ricchezza che questo blog è lietissimo di ospitare.
Ringrazio tutti per i commenti così riflessivi.
Il mio modesto parere è che non si possa trovare un denominatore comune per tutti gli uomini riguardo la loro motivazione ad andare con una ragazza/signora che si prostituisce. Questo perchè semplicemente credo non esista data la grande varietà di motivi che spingono un uomo a far ciò (ma questo è anche un problema epistemologico, legato al fatto che non mi sembra che si riesca a trovarlo...e non vuol dire necessariamente che non esista perchè non riusciamo a capire cos'è.... ). Sicuramente però sarebbe utile riuscire a trovare i fattori che incidono maggiormente in questa scelta e fare "prevenzione" utilizzando questi dati. (Alcune associazioni, vedi associazione mimosa di padova, lo fa).
Comunque considero profondamente sbagliato considerare "malato " questo comportamento, malata casomai è la società, non l'uomo che fa parte di essa.
un saluto a tutti.
Sono d'accordo con Ope nel sollevare la questione "morale", non sulla prostituzione, ma sulla tratta, visto che è stata citata una percentuale del 10% delle sfruttate del tutto errata.
Tutte le ragazze (100%) PER STRADA sono sfruttate (quelle più libere pagano solo il marciapiede, altre danno una parte o interamente la somma guadagnata).
Tra queste una buona percentuale (soprattutto nigeriane) sono perdipiù costrette a prostituirsi.
Diverso è il discorso per le prostitute che lavorano in casa (escort).
Io non sono mai stato con prostitute, ma non giudico negativamente chi ci va. Da uomo posso capirlo senza problemi.
Penso che sia importante però sapere e essere consapevoli che dietro la prostituzione DI STRADA c'è un mercato criminale che tutti i clienti incentivano e continuano a finanziare. I soldi che si spendono per strada alimentano inoltre altri tipi di mercato, compresi quello della droga (le associazioni dietro lo sfruttamento del sesso la quasi totalità delle volte gestisce anche traffici della droga). Mettiamola così: probabilmete i padri di famiglia che pagano una prostituta di strada vanno ad arricchire le stesse persone che andranno a vendere la droga a suo figlio.
Chi è cliente della prostituzione DI STRADA queste cose deve averle ben presente. Soprattutto deve sapere che ha di fronte una schiava, costretta a farlo per problemi economici o perchè minacciata. Il problema qui non è la prostituzione ma il mercato criminale che ci sta dietro.
Chi lo fa per "piacere" perchè liberamente ha scelto di farlo non è così pazza da mettersi sui viali con 2 gradi ed esposta a rapine o insulti di qualche benpensante... infatti quante italiane ci sono per strada?
Le cose e i dati che cito sono ben note ad associazioni tra le tante, come Fiori di Strada (http://www.fioridistrada.it) che oltre ad uscire tutte le notti cercando e offrendo un contatto umano con le ragazze, opera diverse campagne di sensibilizzazione sul tema.
Se proprio dobbiamo farlo cerchiamo di scegliere donne che lavorano in casa e che siamo sicuri non abbiamo situazioni di sfruttamento alle spalle.
Chiedo scusa, ma temo la mia posizione sia stata fraintesa o forse l'ho io male espressa. Il ragionamento che fa Andrea sul valore dei soldi è molto interessante. Tuttavia secondo me non si puo' non valutare il piano sociale (e non quello morale come ha detto lui, che non era mia intenzione discutere), giacchè è proprio la mancata presa di coscienza della condizione di vita della prostituta a segnare la mia riflessione sul fatto che la decisione di comperare sesso è estremamente egocentrica, in quanto, appunto, non tiene conto dell'esigenza dell'altro. Non voglio farne una discussione politica e mi asterrò da ulteriori commenti, ma sinceramente ho conosciuto delle prostitute e di politici, calciatori e attori ne avevano visti ben pochi, abituate agli sfruttatori che minacciavano loro e la famiglia d'origine e gli portavano via una buona parte di guadagno. Ma parola mia, contro parola di un altro, siamo a zero. Quindi ripeto, valutando la questione sociale (considerando quel che per me è un'ovvietà ovvero lo sfruttamento) andare con le prostitute rimane un atto egocentrico e immaturo, in quanto finalizzato al raggiungimento del piacere fisico di una sola parte. Se poi qualcuno la pensa diversamente, non so cosa altro aggiungere
Le vostre riflessioni sono tutte interessanti. A Ope dico che da donna comprendo la sua posizione, ma è molto importante non generalizzare mai e mantenere complesse le visioni sugli argomenti complicati. L'esperienza che ci racconta Matteo sottolinea quella componente sentimentale che anche i ricercatori sono riusciti a intercettare.
Quello che dice Federico è altrettanto vero e altrettanto poco generalizzabile, quante sono le prostitute che devono versare buona parte dei propri introiti a protettori senza scrupoli?
Ma ha ragione, non confondiamo il piano morale con quello motivazionale. Ci bastano le mille motivazioni dei clienti a farci girare la testa!
Se vogliamo, sarebbe già abbastanza consolante se la motivazione "necrofila" si rivelasse marginale...
Salve, io sono un frequentatore di prostitute. Perchè ci vado?? Perchè l'unica cosa che ho avuto gratis è stato un bacio quando avevo 17 anni (ora ne ho 29). Non è una cosa di cui vado fiero, anzi vi posso assicurare che una volta "finito" sto un pò male, ma è l'unico modo che ho per stare con una donna. Ho iniziato a 22 anni, e di solito andavo 3 - 4 volte l'anno. Nell'ultimo anno però ho incontrato una "ragazza" con cui ho instaurato un rapporto diverso (e infatti la incontro 1 volta al mese): quando ci incontriamo la porto a cena, parliamo, diciamo che è entrata nel mio cuore, ma non oso dirglielo, anche perchè non credo che accetterebbe mai di stare con me. Il motivo è semplice, non guadagno abbastanza per poterla mantenere, e lei ha intrapreso questo lavoro per poter fare un bel pò di soldi nel più breve tempo possibile e poi aprirsi un'attività. Cerco di convincerla a mollare, ma al momento è decisa a continuare. Comunque devo dire che quelo che cerco in lei (ma è anche quello che cercavo nelle altre) è un rapporto umano, qualcuno con cui parlare, qualcuno che per un momento ti faccia credere di essere amato.
A Giulietta vorrei dire che in questo ambito la gratuta' nn e' propriamente un vantaggio. Di fatto il cliente di prostitute ha un rapporto col denaro simile a quello del giocatore d'azzardo. Di fronte ad un emozione il denaro perde valore. Specularmente per la prostituta il denaro e' l'unica cosa che conta, mentre vale zero cio' che essa vende. Da qui nasce lo scambio .Inoltre il fatto di non dare valore al denaro fa si che non si consideri sminuente il doverlo elargire.
A Ope vorrei far notare che mischiare il piano morale e quello logico non aiuta la discussione. Qui si richiedeva semplicemente di valutare un profiling psicologico del cliente di prostitute. Nel mio caso lo sfruttamento non c'entra proprio visto che sono ragazze che guadagnano 400 euro al giorno quando va male e scelgono i clienti fra attori, politici e calciatori. Evidentemente preferiscono guadagnare cosi' 800 euro al giorno piuttosto che 800 euro al mese facendo la badante in nero.
Che ovviamente non viene sfruttata ;-)
da un punto di vista evolutivo io lo vedo come un modo veloce e poco faticoso di accoppiarsi con più partner possibili.
ovviamente non si va a puttane per procreare ma forse è rimasta una parte animale nel nostro cervello (di maschi) che ci spinge a cercare il rapporto sessuale "facile"
mettici anche la noia di certe relazioni monogame e la bassa autostima di qualcuno...
Scusate se mi permetto, inevitabilmente di criticare chi questo comportamento lo considera normale e lo pratica, ma a mio avviso, trattandosi di un blog di psicologia, non posso fare a meno di notare, anche dalle risposte date, che non solo la superficialità, come dice giulietta, spinge a ricercare la prostituta anzichè la facile conquista in discoteca. Trovo personalmente che chi faccia sesso a pagamento soffre di un'affettività estremamente immatura e soprattutto egocentrica, in quanto il centro del piacere è se stessi, mentre la donna altro non è che la meccanica necessaria per il raggiungimento dell'obiettivo. Si rischia così di affermare dati che lasciano per lo meno perplessi (davvero casomai è il contrario. Il 10% delle prostitute è quello non sfruttato e forse anche meno) semplicemente per giustificare noi stessi, perchè, del resto, cosa dovrebbe avere da ridire una donna che non esiste?
Sarà che sono femmina e non capisco..
Ciao a tutti. Intanto vi ringrazio per essere intervenuti e aver parlato in maniera così franca.
Mi pare che tutti portiate l'attenzione su una certa superficialità motivazionale del comportamento, nel senso che non vi sembra si possano rintracciare motivazioni "forti" nè in un senso nè nell'altro.
Un atteggiamento quasi hobbistico: si fa perchè si può fare ed è gradevole. Bon.
Naturalmente qui mi interessa ragionare sulle motivazioni dei clienti, ma non liquiderei la faccenda delle motivazioni delle prostitute come fa david o almeno non mi sembra si possa essere così sicuri. Questo 10% da dove viene David?
In più la gratuità del sesso con una donna conosciuta in discoteca non mi sembra esattamente un dettaglio.
Secondo me il fatto è che bisogna aprire la mentalità e pensare che ormai le prostitute sfruttate sono al massimo il 10% in Italia, quindi sta diventando solo un rapporto di lavoro, dare dei soldi per ricevere un servizio, ho parlato con più di qualche prostituta (non sono cliente) e mi hanno detto tutte la stessa cosa, che sono contente del lavoro che fanno, andare con la prima che incontri in discoteca non è la stessa cosa? cambia che è gratis.
Comunque per quelli che dicono che sedurre è uno sforzo consiglio di cliccare questo link
Io non sono mai stato con prostitute, se ci fossi stato non avrei difficoltà a dirlo.Da uomo, quindi come conoscitore della categoria, posso pensare che il sesso a pagamento sia legato ad un semplice bisogno di soddisfare un bisogno sessuale senza implicazioni di tipo sentimentale e senza il bisogno di sforzarzi a cercare di sedurre la partner.
Anch'io per gli altri frequentatori non so. Per quel che mi riguarda le motivazioni dominanti sono tre. Il fatto che mi pacciono le donne, l'adrenalina che mi provoca l'intrattenermi con una sconosciuta e il piacere di poter scegliere.
Per gli abituali frequentatori non so.. Per gli altri "Sometimes a cigar is just a cigar"
alle 20:45
Alberto
Mi trovo d'accordo con Claudio. Anche io ho cominciato in università e con modalità e bisogni analoghi. Le prostitute, trattate con rispetto e dolcezza, ti offrono un servizio prezioso e discreto, che completa la sessualità maschile per il suo coté più avventuriero.. e soprattutto senza nulla togliere alla tua famiglia. Da cinque anni vivo in Svizzera e vi spiego perchè. Effettivamente in Svizzera i bordelli sono legali. Le ragazze sono bellissime e le tariffe sono assolutamente ragionevoli e di gran lunga inferiori alle pretese che avrebbe un'amante. Frequentemente le prostitute in questo contensto sono più pulite di tante donne che ti si offrono per avventure di sesso in vacanza. Non esistono persone per strada sfruttate da magnacci, ma donne dignitose che scelgono di fare questo lavoro e che devono pagarsi la stanza e pagare un forfait di tasse allo stato ogni anno. Vai scegli, puoi chiedere tutto ma rigorosamente prottetto, ci si lava sia prima che dopo.
Certo non ti senti orgoglioso quando hai finito.. è una compravendia e vorresti essere così bravo ed idealista da non averne bisogno... vabbè ti dici, sei imperfetto, ma almeno il tuo lato "fisico impulsivo" è stato soddisfatto in modo gradevolissimo e meno rischioso che qualsiasi avventura di altro genere. Paghi, ringrazi, un abbraccio e ritorni al tuo mondo.