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Acrofobia: la paura delle altezze è legata alla percezione verticale

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 6 Marzo 2009, 18:18 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
acrophobia.jpg

L’acrofobia è la paura delle altezze, quella che comunemente e inappropriatamente viene definita “vertigini”. Come tutte le fobie l’acrofobia è stata considerata l’espressione di una paura eccessiva o irragionevole per uno stimolo percepito normalmente che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari problemi.
Un recente studio mette in crisi questa concettualizzazione nel caso dell’acrofobia perché ipotizza che essa consista piuttosto in una paura normale di uno stimolo percepito in maniera anormale: gli acrofobici presenterebbero un’alterazione percettiva che li porterebbe a sovrastimare le distanze verticali.
La ricerca è stata condotta da Russell Jackson della California State University di San Marcos e pubblicata su Proceedins of the Royal Society. 43 studenti sono stati selezionati fra coloro che avevano compilato, mesi prima, un questionario di pre-screening contenente, fra molte altre, le 20 domande dell’ Acrophobia Questionnaire o AQ (Cohen, 1977).
Questo questionario chiede di stimare su una scala likert il livello di ansia in diverse situazioni relative alle altezze quali l’attraversamento di un ponte o un giro sulla ruota panoramica. Il range dei punteggi all’AQ varia da 0 a 120. In media i soggetti non acrofobici ottengono un punteggio inferiore a 30, mentre il punteggio medio della popolazione acrofobica ricade sopra il 50-60.
I 43 soggetti del campione sono stati selezionati in un range di punteggi che varia da un minimo di 2 a un massimo di 82 (M=36, d.s=17).
L’esperimento vero e proprio è consistito poi nel far stimare ai soggetti l’altezza (14.39 metri) di un parcheggio per auto di 5 piani. acrofobia_percezione.JPGCome osservate in figura i soggetti potevano trovarsi alla base della superficie verticale da stimare (omino nero) o alla sua cima (omino grigio). La stima dell’altezza avviene "aggiustando" una distanza orizzontale sul piano fino a che non sembri uguale a quella da stimare. In pratica i soggetti si posizionano in prossimità della superficie verticale e osservano un assistente dei ricercatori  allontanarsi dalla parete fino a che non raggiunge in orizzontale una distanza che sembri loro equivalente all’altezza della superficie verticale. Quando questo avviene i partecipanti fanno un gesto con la mano e il ricercatore si ferma e annota la distanza percorsa.
I risultati hanno evidenziato che tutti (ovvero sia chi soffre di acrofobia che chi non ne soffre), sovrastimavano l’altezza della parete, e lo facevano sia che fossero nella posizione “a rischio” in cima al palazzo, sia che fossero nella posizione di sicurezza ben saldati a terra, ma gli acrofobici incorrevano in una sovrastima significativamente maggiore rispetto ai non acrofobici, arrivando a giudicare il palazzo (dalla cima) quasi due volte più alto di quanto fosse in realtà!
Inoltre i punteggi all'AQ predicono il grado di sovrastima della distanza verticale.
Il problema è a questo punto capire in che direzione guardare al legame tra dispercezione e paura: è la paura che determina una sovrastima percettiva o è la sovrastima che fa insorgere una ragionevole paura?
Secondo Jackson il fatto che la sovrastima sia presente anche nella condizione di sicurezza, nella quale il soggetto è saldamente ancorato a terra e non è in nessun modo in pericolo di cadere, suggerisce che sia l’anormale percezione della distanza a produrre la paura e non viceversa. Ma non tutti sono d'accordo con questa conclusione...
[continua]

Abstract | Individual differences in distance perception 

14
14 commenti
14
04 Ago 2010
alle 18:22

davide

ciao a tutti,

 

credo di essere acrofobico nel senso che mi trovo abbastanza a disagio quando soprattutto in montagna, sia a causa dell'altezza che delgi spazi aperti.

 

per quanto riguarda le cause confido nella scienza e in quanto riportato sopra, mi interesserebbe capire come risolvere il problema visto che in realtà amo la montagna e le attività a lei connesse.

 

grazie

davide

13
22 Mar 2010
alle 22:03

Gian Luca

Gian Luca ( 45 anni )

Buongiorno a tutti,

anch'io purtroppo soffro del disturbo
dell'acrofobia, da circa 20
anni e volevo sapere che qualcuno
mi potesse dare dei consigli o
suggerimenti. Il tutto penso che è
successo circa 20 anni fa, sono
restato aggrappato ad una roccia
andando a pescare e non riuscivo
più a salire e a scendere, con la
roccia franosa, un precipizio sotto
di me di circa 20 metri, ed ero solo.
In seguito dopo circa 30 minuti
sono riuscito a salvarmi da quella
brutta situazione, ma ho preso
un grandissimo spavento.

Per me da lì, o dovuto allo stress
del momento, non é stato più
uguale affrontare le altezze…
Il problema è salire al di sopra
del 2° piano (posso salire ma per
pochi istanti, ma tutte le volte con
una grande sofferenza ) oppure
passare ponti a piedi sopra i 7-8
metri o passare ponti in auto
sopra i 40 metri.

Quando mi trovo al di sopra del
2° piano per un grande periodo
(per riunioni o corsi), in me, mi
viene dei attacchi di panico ed
una grande agitazione ( che
mi possa venire un Clic in me, che
mi spinga a saltare dalla finestra
e buttarmi nel vuoto e morire
dovuto al grande salto) in quei
momenti faccio di tutto per non
pensare, ma purtroppo sovente
devo scendere o rinunciare
( prendendo una scusa di non
stare bene ), ma se non ci sono
finestre o balconi … tutto va bene.

Tutto ciò é un grande problema
professionale e sentimentale,
ma per altro faccio una vita normale
e felice.
Se qualcuno ha avuto lo stesso
problema o possa dare dei
consigli, mi farebbe un grande favore.

Saluti

12
21 Mar 2010
alle 13:53

Gian Luca

Gian Luca ( 45 anni )

Buongiorno a tutti,

anch'io purtroppo soffro del disturbo dell'acrofobia, da circa 20 anni
e volevo sapere che qualcuno mi potesse dare dei consigli o suggerimenti.
Il tutto penso che è successo circa 20 anni fa, sono
restato aggrappato ad una roccia andando a pescare e non riuscivo
più a salire e a scendere, con la roccia franosa, un precipizio sotto di me di
circa 20 metri, ed ero solo. In seguito dopo circa 30 minuti sono riuscito
a salvarmi da quella brutta situazione, ma ho preso un grandissimo spavento.

Per me da lì, o dovuto allo stress del momento, non é stato più uguale
affrontare le altezze…
Il problema è salire al di sopra del 2° piano (posso salire ma per pochi
istanti, ma tutte le volte con una grande sofferenza ) oppure passare ponti
a piedi sopra i 7-8 metri o passare ponti in auto sopra i 40 metri.

Quando mi trovo al di sopra del 2° piano per un grande periodo (per riunioni o corsi),
in me, mi viene dei attacchi di panico ed una grande agitazione ( che mi possa
venire un Clic in me, che mi spinga a saltare dalla finestra e buttarmi nel
vuoto e morire dovuto al grande salto) in quei momenti faccio di tutto per non
pensare, ma purtroppo sovente devo scendere o rinunciare ( prendendo una scusa
di non stare bene ), ma se non ci sono finestre o balconi … tutto va bene.

Tutto ciò é un grande problema professionale e sentimentale, ma per altro
faccio una vita normale e felice.
Se qualcuno ha avuto lo stesso problema o possa dare dei consigli,
mi farebbe un grande favore.

Saluti

11
10 Mar 2009
alle 19:25

Geppetto

per Giulietta

Il collegamento era al riassunto (abstract) e non al testo, che si in questo caso si trova a destra un po' piu' in alto e io non l'avevo visto. In un altro caso il testo era a pagamento e io non avevo accesso.

Vedo che nella seconda parte si pensa alla paura come fattore che induce la sovrastima. Il mio pensiero andava in quella direzione ma limitato al "metodo della camminata".

P.S. se non scrivo "per XY" parlo a tutti. Ad ogni modo tutte le informazioni aggiuntive che hai dato le ho trovate molto interessanti.

10
09 Mar 2009
alle 20:44

Giulietta

Geppetto, se commenti un post scritto da me sul mio blog mi viene il vago sospetto che tu stia parlando a me, o quantomeno di quello che io ho affermato nel testo.
Ad ogni modo se avessi voluto utilizzare il discredito dell'interlocutore invece delle argomentazioni logiche non avrei speso 31 righe di commento a rispondere alle tue obiezioni. Evidentemente ho sprecato il mio tempo, come temevo.
Le tue perplessità sullo studio sono legittime e quando espresse senza pregiudizio e arroganza sono persino ascoltabili IMHO.
Il testo intero dei paper (gratis), quando disponibile da qualche parte sul web, è linkato sempre sotto ogni post da tre anni e mezzo. Mi meraviglia che tu te ne accorga solo ora.

9
09 Mar 2009
alle 20:06

Geppetto

per Giulietta. 

A dire il vero non mi rivolgevo quasi per nulla (solo in fondo) a te. La scorsa settimana ho riconosciuto le tue capacita' e non avendo ancora letto il manuale di ricerca metodologica, palesemente non sono all'altezza, cosa che hai ribadito.

Mi piacerebbe sapere quello che pensano gli altri, se orientati alle argomentazioni e meno alle illazioni sugli interlocutori.

Continuo a vedere la possibile problematica di usare il "metodo della camminata" in prossimita' di un luogo soggettivamente ansiogeno. Se il metodo "dire quanti metri" e' troppo problematico se ne poteva trovare un'altro, ugualmente neutro.

 

P.S. Indotto dalle parole di Giulietta (che *giustamente* con me non ci parla piu'), guardando meglio ho trovato, nascosto, il testo intero (gratis in questo caso). Lo leggero'. Non ho piu' bisogno dei numeri, li trovo li'.

 

8
09 Mar 2009
alle 16:13

Giulietta

Geppetto, il fatto che tu "non abbia mai sentito" una cosa, di per sè non mi sorprende. "Il metodo della camminata" come lo chiami tu è utilizzato parecchio per la stima di distanze all'aperto. Se vuoi farti una cultura leggi Chapanis & Mankin 1967; Higashiyama 1996; ,Yang et al. 1999; Jackson & Cormack 2007, ma questi signori saranno tutti dei deficienti in confronto a te vero?
Non bastava dire la misura a voce perchè non puoi sapere se un soggetto che dice "5 metri" abbia in mente effettivamente i 5 metri o spari a caso perchè non sa a quanto corrispondono. Il signor X, se non fa il geometra, potrebbe per esempio non essere in grado di dire che la sua stanza è lunga 4metri, ma potrebbe dire accuratamente che è lunga quanto lo spazio percorso davanti ai suoi occhi dall'assistente in 7 passi.
Quand'anche il metodo introducesse misteriose variabili, lo farebbe sia per gli acrofobici che per i non acrofobici, quindi tutte le differenze che emergono fra di loro non sono imputabili al metodo.
Il motivo per cui l'acrofobico non studente se ne voglia scappare via più presto dell'acrofobico studente onestamente mi sfugge.
La questione della prospettiva e dei punti di riferimento è altrettanto campata per aria. Se metti due persone, una acrofobica e l'altra no a stimare l'altezza di una superficie verticale nello stesso identico punto e ottieni stime diverse, dove sta la differenza di prospettiva e di punti di riferimento?
E' ovvio che le valutazioni intersoggettive si fanno dallo stesso angolo visuale e per le stesse distanze, mentre puoi fare da prospettive diverse valutazioni intrasoggettive.

L'illusione ottica c'è e si chiama descent illusion: tutti gli osservatori sovrastimano le altezze di più dall'alto che dal basso a causa dei maggiori costi del cadere mentre si scende rispetto al cadere mentre si sale.  Ma anche in questo caso gli acrofobici mostrano una magnitudo di questa illusione significativamente maggiore. Qui trovi qualche link sull'illusione della luna che ovviamente non c'entra nulla in questo caso.

In generale non risponderò oltre nè qui, nè altrove a  contestazioni metodologiche fatte tanto per fare.
Questi studi sono pubblicati sulle più prestigiose riviste internazionali peer rewieved, quindi quando non ti torna qualche cosa poniti sempre il dubbio che sia tu quello che ha qualche problema serio di comprensione. Io lo faccio costantemente
Ma non c'è problema, per ogni esigenza di approfondimento puoi andarti a leggere il paper che è (quasi sempre) linkato in fondo al post. Lì trovi le spiegazioni delle procedure, e tutti i numeri che vuoi.  
Questo è un blog divulgativo, e non puoi costringermi a farlo diventare un'altra cosa solo perchè tu sei ignorante o pigro o non sai leggere l'inglese.

Grazie per la collaborazione.

 

7
09 Mar 2009
alle 14:12

Geppetto

In generale: 

La "sovrastima delle altezze" osservata da astrolabio bambino potrebbe essere legata al cumulo di esperienze in termini di maggior fatica ed al maggior tempo impiegati per raggiungere fisicamente quell'altezza.

Potrebbe essere una questione di prospettiva e/o eventuale mancanza di punti di riferimento: un grattacielo visto dall'alto, p.e. da un elicottero, appare meno alto o della stessa altezza?

Legato a questo ultimo punto e' la possibilita' della presenza di una illusionie ottica, tipo la larghezza apparente della luna.

Dunque minimo, minimo bisogna confrontare oggetti che si trovano alla stessa distanza e dallo stesso angolo visuale: il fabbricato e la steccionata devono essere guardati dalla stessa angolatura relativa e dalla stessa distanza.

 

In particolare: 

Il "metodo della camminata" per stimare non lo avevo mai sentito in vita mia, mi chiedo veramente perche' e' stato usato e visto che e' una complicazione introdurra' variabili nuove totalmente inutili. Per esempio un acrofobico che se la fa sotto vorra' scappare via il piu' presto dall'oggetto della sua paura e se gliene dai la possibilita' e' ben possibile che lo faccia allontandosi di piu' di uno (uno studente, si intende) che e' tranquillo e pensa alla Pamela seminuda della "ricerca" del giorno prima.

Non bastava dire la misura a voce?

P.S. Grazie per i numeri all'inizio del riassunto. Peccato che non vi sia alcun numero nel riassunto dei risultati.

6
07 Mar 2009
alle 22:32

Giulietta

@Astrolabio, credo che la sovrastima potrebbe rendere tutto più pauroso (sempre se questo dovesse essere confermato) perchè il cervello che ha paura (amigdala) è molto più primitivo, in tutti i sensi, del cervello che ti fa dire con elegante razionalità che "in fondo 3 piani o 300 non fanno la differenza in termini di probabilità di sopravvivenza"
In altre parole il meccanismo della paura dell'altezza, evolutosi qualche milione di anni prima, potrebbe avere regole di funzionamento un po' elementari tipo: più è alto, più è pericoloso...

@Rosalux la locuzione "avere le vertigini" è inappropriata in questo contesto perchè la vertigine come sintomo soggettivo non solo può verificarsi in tutti senza alcun legame con la paura delle altezze (molti disturbi sia fisici che psicologici determinano vertigini) ma si può essere tremendamente acrofobici senza soffrire di vertigini.
Quando si è esposti alle altezze si può sentire tachicardia, respiro affannoso, sudorazione, tremori e via discorrendo senza avere capogiri.
Insomma è un termine che segnalando un sintomo eventuale e aspecifico ha finito per diventare (illegittimamente) un sinonimo di acrofobia.

5
07 Mar 2009
alle 17:43

rosalux

ops,ho letto i commenti dopo aver commentato, scusa per le ripetizioni :-)

4
07 Mar 2009
alle 17:40

rosalux

io sono un po' acrofobica, e ho paura anche quando c'è una protezione o quando sono altri ad essere esposti a un teorico pericolo (o semplicemente si sporgono da una balaustra). Non ho prove, ma istintivamente mi verrebbe da pensare che sia la paura a provocare la sovrastima e non viceversa: peraltro una altezza è mortale sia che siano trenta metri che sessanta! Ultima cosa: "vertigini" è il modo italiano per dire "paura dell'altezza", che a a me suona come una traduzione un po' troppo letterale dall'inglese... perchè trovi "inappropriata" la locuzione "avere le vertigini"?

3
07 Mar 2009
alle 10:20

astrolabio

però non capisco perchè sovrastimare dovrebbe rende il tutto più pauroso, voglio dire capisco se stiamo parlando uno o due piani, ma dal quinto piano ti spiaccichi al suolo lo stesso, anzi probabilmente fai una fine più atroce di uno che casca dal 300esimo.

 

comunque io avevo già notato da solo quand'ero piccino che le altezze verticali le sovrastimavo rispetto alle orizzontali,(se ci pensate 5 piani sono 15 metri circa, in orizzontale so pochissimi, quindici passi lunghi) mi è sempre sembrata una cosa buffa e interessante, che piccolo psicologo che ero.

2
06 Mar 2009
alle 23:57

Giulietta

Ciao Serious, non so se fra i tuoi amici ci sono trapezisti o funamboli, ma in generale le persone, se la situazione è realmente pericolosa, hanno sempre paura dell'altezza, nel senso che vivono il pericolo di cadere giù. Fra quelli che non lo provano ci sono abusatori di sostanze o vittime di episodi psicotici...
Forse quello che non provano è una paura talmente violenta da produrre capogiri.
Sulla seconda domanda credo che entrino in gioco questioni legate all'empatia: l'acrofobico si immedesima nella persona che sta osservando, ne percepisce la precarietà sul dirupo (:)) e  vive su di sè un terrore diciamo per procura. Senza chiamare in ballo i neuroni specchio è un po' quello che accade a chi piange guardando un film in cui qualcuno piange. 

1
06 Mar 2009
alle 15:43

Serious

Quello che non mi torna è il perché i soggetti non acrofobici non percepiscano il senso di vertigine neanche in situazioni realmente pericolose. E perché gli acrofobici (io lo sono), a volte avvertono la paura anche guardando un'altra persona che ad esempio si sporge in maniera pericolosa da un'altezza.

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