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Aggiornamenti sul BIID: il desiderio di amputarsi un arto sano

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 25 Marzo 2009, 21:48 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
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Ne abbiamo parlato in due lunghi post che vi invito a rileggere Amputarsi una gamba per sentirsi completi  e BIID: il paradosso dei sani che vogliono diventare disabili  .
E’ intervenuto in questi giorni un nuovo studio, pubblicato su Nature Precedings, che sembrerebbe dare conferma all’ipotesi “fisiologica” delle cause di questo rarissimo e sconcertante disturbo.
Come qualcuno ricorderà se ha letto i post di cui sopra, nel 2007 V. Ramachandran scrisse un articolo in cui postulava un parallelismo fra BIID e somatoparafrenia. In questa ultima condizione, che può verificarsi dopo un ictus nel lobo parietale destro, il paziente nega la “proprietà” di un suo arto sul lato sinistro del corpo, tipicamente il braccio.
Questi pazienti possono descrivere l’arto come estraneo e alieno, come appartenente a qualcun altro o come staccato dal corpo e giacente inerte nel loro letto. Ovviamente sviluppano per questo arto estraneo una forte repulsione emotiva.
Poiché questo fenomeno occorre dopo un danno al lobo parietale, Ramachandran suggeriva che questa zona del cervello giocasse un ruolo molto importante nella costruzione dell’immagine corporea e che pertanto all’origine del BIID potesse esserci un disturbo funzionale di quest’area, probabilmente di origine genetica.
A causa di questa disfunzione non si formerebbe mai, nel cervello delle persone affette da BIID, un’immagine corporea completa e coesa, per cui esse resterebbero in grado di sentire che, ad esempio, una gamba è lì in quel punto, attaccata al bacino, ma sarebbero dolorosamente afflitti dalla sensazione che non “dovrebbe” essere lì, che si tratti di un surplus, qualcosa di profondamente sbagliato. Da questo nascerebbe l’urgenza dell’amputazione di un arto perfettamente sano.
Altri ricercatori eccepiscono che, se l’identificazione come amputato originasse realmente da una disfunzione cerebrale, dovrebbero esserci altri sintomi oltre al desiderio di liberarsi dell’arto estraneo: dovrebbe essere difficile usare la gamba, per esempio, o dovrebbero esserci segni di inattenzione all’arto (neglect).
In questi giorni Paul McGeoch, neuroscienziato alla University of California, San Diego, ha pubblicato questo nuovo studio in cui ha provato a guardare, con la magnetoencelografia, nel cervello di 4 pazienti BIID reclutati su internet, scoprendo che: quando i ricercatori toccavano l’arto che i pazienti percepivano come normale, il loro lobo parietale entrava in azione, mentre quando toccavano l’arto che essi desideravano amputare, l’attività della suddetta area cerebrale non mutava.
Naturalmente questo dimostra che il BIID ha il suo correlato neurale proprio nel lobo parietale destro (come si sospettava), ma non dimostra che l’alterazione funzionale di quella zona sia  la causa del BIID: è infatti del tutto plausibile che sia il forte desiderio di amputare l’ arto (desiderio di altra origine e natura) a modificare i pattern di attività dei circuiti neurali coinvolti nella gestione dell’immagine corporea.
Come molte delle questioni che riguardano il rapporto mente-corpo, ci troviamo di fronte al classico problema dell’uovo e della gallina.

Paper | Apotemnophilia – the Neurological Basis of a ‘Psychological’ Disorder

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