Conversazioni di psicologia contemporanea
Nel linguaggio comune si usa dire che certi comportamenti o eventi lasciano “l’amaro in bocca”. I lettori di questo blog sanno bene che una metafora “psicofisiologica” come questa può nascondere il famoso briciolo di verità.
La ricerca pubblicata su Science in questi giorni da Adam Anderson e colleghi dell’Università di Toronto dà conto proprio del possibile legame tra disgusto morale e forme più primitive di disgusto come quelle legate alla tossicità dei cibi e alla malattia.
I ricercatori hanno in realtà semplicemente verificato (con l’elettromiografo prima e l’analisi digitale dei video poi) la somiglianza dell’attività motoria facciale dei partecipanti in tre diverse condizioni: l’avversione gustativa (provocata dall’assaggio di una bevanda cattiva), il disgusto basico (provocato dalla visione di fotografie di stimoli quali feci, ferite, insetti ecc.. ) e il “disgusto morale” (provocato da un trattamento iniquo all’ultimatum game).
I risultati hanno evidenziato che in risposta a tutte e tre queste situazioni viene evocata nei soggetti l’attivazione di un particolare muscolo del volto: l’elevatore labiale (ne vedete una eloquente dimostrazione nella foto di destra).
Nell’avversione gustativa si ritiene che il labbro si sollevi per arricciare il naso e per rendere più difficoltoso il passaggio di stimoli chimico-sensoriali indesiderati. Arricciare il naso non è una risposta generica alla forte intensità dei gusti, ma una reazione specifica di rigetto di ciò che viene giudicato potenzialmente dannoso o tossico. Essa sarebbe una reazione antichissima e appare particolarmente sensibile: più è sgradevole l’elemento assaggiato maggiore è la forza con cui l’elevatore labiale si attiva.
Anche per il disgusto basico è stato possibile verificare che l’attivazione dell’elevatore labiale non è una risposta generica e aspecifica dell’attivazione emotiva negativa (foto tristi non sortiscono lo stesso effetto sul viso dei soggetti), ma una reazione altamente specifica e limitata alle foto classificabili a priori come “disgustose”. Anche in questo caso maggiore è il disgusto percepito, maggiore è l’attivazione del sollevatore labiale.
Per il disgusto morale è stato scelto l’ultimatum game in considerazione del fatto che l’equità e la giustizia possono essere considerati i capisaldi della moralità e della socialità umane. Anche in questo caso i soggetti, di fronte a un trattamento che vìolava i principi di equità e giustizia, hanno esibito i segni espressivi del disgusto e lo hanno fatto in misura proporzionale al grado di iniquità esperito soggettivamente.
Il disgusto di fronte a un’iniquità morale appare persino più saliente di altre emozioni negative comunemente sperimentate in questi casi (si pensi alla rabbia) e sembra in grado di influenzare in misura maggiore le decisioni comportamentali. Essere disgustati correla fortemente e positivamente con la decisione di rifiutare le offerte inique, mentre essere arrabbiati vi correla solo moderatamente ed essere tristi non vi correla affatto.
Tutti insieme questi risultati suggeriscono l’idea che negli esseri umani l’impulso al rifiuto, caratteristico dell’avversione gustativa, sia stato cooptato ed esteso al rifiuto di stimoli offensivi in ambito sociale.
La domanda nasce spontanea: chi è particolarmente sensibile al disgusto avrà una propensione alla rigidità morale o almeno una particolare sensibilità alla violazione delle norme morali? Ovvero una certa propensione a disgustarsi può predire livelli di moralità/moralismo?
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mi chiedo: va bene il procedimento di riutilizzo per economia. non ho problemi a capire che, visto che abbiamo quel muscolo lì che esprime sul nostro volto il disgusto, in tutti i casi in cui siamo disgustati quel muscolo si muove.
però: chi lo dice che si è cominciato dal disgusto per certi cibi? e comunque, anche il linguaggio è lo stesso: "buono" è valido sia per la morale che per la cucina. però non si può dire quale viene prima. o si? chiedo perché mi interessa molto
Le domande finali sono interessanti, ma mi ricordano un po' le considerazioni che si fanno spesso sull'innamoramento, visto come un insieme di reazioni chimiche e poco altro. tradotto: dobbiamo per forza trovare origini organiche ai nostri comportamenti psicologici?
Credo che la moralità abbia più a che fare con aspetti diversi, legati anche a un sistema normativo sociale
alle 23:48
Giulietta
@Mimuovo io non trovo un minus la profonda incarnazione (embodiement) dei fenomeni psicologici, anzi mi fa sentire ancora di più la meraviglia del tutto. :)
In altre parole sapere che l'innamoramento consiste in una certa produzione di un certo neurotrasmettitore nel cervello a mio avviso non toglie nulla alla straordinarietà dell'esperienza soggettiva.
@Alex, non è ovvio quello che viene prima? Gli esseri umani hanno avuto senz'altro bisogno prima di rigettare i cibi tossici e poi di offendersi per un torto subito. Sarebbe ben bizzarro il contrario! Te lo immagini un uomo primitivo che prima impara il disgusto per l'ingiustizia sociale e poi quello per la carne avariata?