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Come ricordiamo gli oggetti all'aperto?

Giulietta Capacchione avatar Domenica 26 Aprile 2009, 15:07 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
nashville3.JPG

Quando vogliamo memorizzare la localizzazione di qualche oggetto dobbiamo fare attenzione a quello che c’è intorno.
Diverse ricerche hanno dimostrato che la qualità del ricordo dipende da alcuni elementi del contesto spaziale in cui l'oggetto è inserito: ad esempio, se la stanza è rettangolare, gli oggetti orientati parallelamente ai muri vengono ricordati più facilmente di oggetti orientati obliquamente.
Ma non è tutto. Se dopo aver memorizzato la collocazione di un certo numero di oggetti ci viene chiesto di immaginare noi stessi in un particolare punto della stanza e di indicarne la posizione, siamo più accurati nel ricordare quelli di fronte a noi piuttosto che quelli alle nostre spalle.
Sia  l’orientamento dell’osservatore (egocentrismo) sia l’area intorno (geocentrismo) hanno un ruolo sulla nostra memoria di localizzazione.

Cosa succede se siamo all'aperto? Ci sono elementi del paesaggio o dell'ambiente che influenzano la nostra memoria allo stesso modo?
Un gruppo guidato da
Timothy McNamara ha condotto uno studio nel Parco del Centennio nel Tennessee, dove è situato il Partenone di Nashville, una ricostruzione in scala del Partenone di Atene.
E' un edificio molto grande e regolare e costituisce un landmark, un elemento facilmente riconoscibile del paesaggio che il gruppo di lavoro sospettava potesse influire su come le persone memorizzavano gli altri oggetti del parco.
I partecipanti all’esperimento erano stati bendati e condotti sul luogo che non avevano mai visto prima.
Rimosse le bende erano stati guidati lungo due sentieri e invitati a memorizzare la localizzazione di otto oggetti incontrati lungo il percorso. Potevano fermarsi, girare il capo, ma non voltare mai il corpo in direzione diversa da quella del sentiero.
La chiave dell’esperimento era l’orientamento dei due percorsi. Uno era allineato con la sagoma del Partenone,  il secondo era ruotato di 45 gradi di modo che i soggetti camminassero sempre in diagonale rispetto al monumento.
Guardiamo la scena dall'alto.

nashville.JPG
Il sentiero allineato è quello a puntini, a trattini il sentiero non allineato.
Le x localizzano gli elementi che i partecipanti dovevano memorizzare, collocati come si evince alle intersezioni di entrambi i percorsi. Il rettangolo al centro è il partenone e l'area scura in basso a destra è un laghetto.
Tornati in laboratorio i soggetti dovevano rispondere ad alcune domande tipo: "immagina di avere la panchina alle spalle (bench) e l'albero di fronte (tree), indica dove si trova l'impalcatura (frame)".
I risultati vengono riportati in questo grafico (clicca per ingrandire), nel quale viene confrontata nashville2.JPG
la posizione in cui le persone hanno immaginato sè stesse e il numero di errori che hanno fatto indicando la localizzazione degli altri oggetti.
I soggetti che hanno seguito un percorso non allineato al Partenone sono stati quasi sempre meno accurati nel ricordo di coloro che seguivano il sentiero allineato.
Gli "allineati" hanno avuto la performance di ricordo migliore quando si trovavano in una posizione parallela alle mura del partenone (0°, 90°,180°, 270°).
A 45 e 225 gradi però la performance degli allineati e' stata statisticamente indistinguibile da quella dei non allineati.
E' possibile che in quelle posizioni i partecipanti abbiano usato altri punti di riferimento per organizzare i loro ricordi, per esempio il lago che è a circa 45 gradi, in basso a destra nella mappa.

L'esperimento ci consente di concludere che
quando il percorso dell’osservatore è allineato con un elemento topografico, questo diventa un aiuto fondamentale per l'orientamento e la memoria.

Brief Report |  Egocentric and geocentric frames of reference in memory of large-scale space. (pdf)

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27 Apr 2009
alle 10:48

Andrea

Ricordo un interessante articolo sul senso di orientamento degli insetti, e in particolare delle formiche. Secondo quell'ipotesi, che purtroppo non so se confermata, le formiche utilizzano per ritrovare la via del ritorno a casa (oltre ai vari recettori olfattivi, etc) una potente mappa mentale che si costruiscono. Ad esempio se sanno di aver fatto 5 unità verso nord, 3 verso est e 2 ancora verso nord riescono a ricordare che per tornare ne devono fare 7 verso sud e 3 verso ovest (chiaramente ho molto semplificato).

Dico questo perché i ricercatori non escludevano che meccanismi simili potessero applicarsi anche per l'uomo. Certamente è stata esplorata sono una minima parte della capacità di orientamento umano, gran parte degli studi si sono concentrati sui landmark (mi pare),  ma non escluderei altri fattori per così dire più istintivi, più primordiali.

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