Conversazioni di psicologia contemporanea
Come sapete la rubrica Altrove chiude ciascun mese con la segnalazione delle notizie psicologiche più interessanti apparse sul web nel periodo di riferimento.
Questa volta c'è da segnalare una controversia scientifica così importante e interessante che da sola può egregiamente riempire la rubrica. E allora eccovi diversi link che conducono in un solo luogo: la rivista telematica di neuroscienze Brain Factor.
Neuroni specchio sotto attacco: scoppia il caso Ma esistono i neuroni specchio? Una ricerca appena apparsa li mette radicalmente in discussione
Neuroscienze controverse: il caso dei neuroni specchio; BrainFactor intervista Alfonso Caramazza
BrainFactor intervista Vittorio Gallese
Neuroni specchio, esistono o non esistono nell'uomo? Cresce dibattito (e polemiche) fra ricercatori italiani
Buona lettura
Più che un mutamento di paradigma penso ci sia bisogno anche di uno sviluppo degli strumenti per studiare il cervello, perchè con gli attuali, da quello che posso aver capito, e come se si stesse cercando di studiare la struttura molecolare di un tavolo con una lente di ingrandimento (con le tecniche TSM, pet etc), e di studiare la geografia dell'italia con il microscopio elettronico a scansione (EEG erp e famiglia bella) :D. Cavolo devo ancora finire la triennale e gia mi mancano le neuroscienze :P
Secondo me siamo di fronte ad un prossimo collasso delle neuroscienze. Contrariamente a quanto dice Umiltà sullo stesso sito del dibattito, c'è bisogno di un generale cambio di paradigma, finora basato sul riduzionismo e sul (blando) localizzazionismo. Concordo con lui che si possa dire molto quando si conosceranno i meccanismi neuronali, ma fin che si parte da questi assunti, ci si ritrova in vicoli ciechi o con dati inconsistenti (vedi questi sui neuroni mirror, e altri dibattiti in cui entrambe le parti hanno sia ragione che torto). Bisognerebbe partire invece da... non ve lo dico: si sto pensando e vedo di produrre un paper con dati, prima di parlarvene :p
Penso che comunque esistano delle specifiche aree cerebrali che si attivano in determinate circostanze, come nel caso dei neuroni specchio in certe occasioni collegatibili all'attivazione empatica..sono più numerose le ricerche che ne provano l'esistenza
alle 13:21
ottlinghen
Nell'intervista a BrainFactor Gallese dice: "Credo che l'intrinseco limite del lavoro del Prof. Caramazza e dei propri collaboratori consista proprio nella metodica sperimentale che hanno scelto per verificare sperimentalmente l'esistenza o meno dei neuroni specchio nel cervello umano. Potrei rispondere che l'anno scorso il gruppo della Prof. Nancy Kanwisher dell'MIT di Boston, con la stessa metodica adottata dal Prof. Caramazza, ha pubblicato risultati di segno opposto, cioè che provavano in maniera incontrovertibile l'esistenza di neuroni specchio nell'uomo. Ma il punto è un altro. La metodica dell'fMRI adaptation non è in grado di verificare sperimentalmente in modo attendibile l'esistenza o l'inesistenza di alcun meccanismo neurale descritto a livello neurofisiologico. Questo non lo affermo io, ma lo ha scritto l'anno scorso assieme ai suoi collaboratori in un lavoro uscito su Trends in Neuroscience il Prof. Logothetis, direttore dell'Istituto Max Planck di Tubingen, probabilmente la maggiore autorità scientifica in campo mondiale su queste tematiche. In sostanza stiamo discutendo del nulla."
Concetto ripetuto nell'articolo su Le Scienze blog ad opera di D. Ovadia
A favore di Rizzolatti e del gruppo di Parma si sono schierati immediatamente personaggi del calibro di Piergiorgio Strata, direttore dell’EBRI (l’istituto di neuroscienze voluto da Rita Levi Montalcini) che sottolinea la scarsa affidabilità della tecnica utilizzata e il numero ridotto (12) di soggetti esaminati dal Caramazza. Lo stesso Vittorio Gallese ha ricordato che l’anno scorso, con la stessa tecnica, Nancy Kanwisher, che lavora all’MIT di Boston, era giunta a risultati diametralmente opposti.
Se lo stesso sistema di misura dimostra e nega, si possono dire solo tre cose in sequenza:
a) il sistema di misura è inadeguato a valutare il comportamento di reti di neuroni
b) il neurone specchio è una congettura tutta da dimostrare.
c) varrebbe la pena prendere in considerazione serenamente le argomentazioni proposte dall'accademico di Udine, prof. Paolo Pascolo e verificare la congruenza complessiva tra le sperimentazioni a partire da quelle sulle scimmie esaminando la tempistica su scala temporale "neuronale", non sulla scala della fMRI.
Tanto per capirsi facciamo un paragone hardware-software: che il "cervello" attui strategie specchio (programma) non implica che sia dotato di specifici neuroni specchio(memoria), può semplicemente poggiare su una rete più o meno estesa di neuroni. Delle volte impegnati in un modo delle altre in un altro.
Il concetto di “neurone specchio” nasce una interpretazione di dati sperimentali e, come tale, lascia spazio ad altre interpretazioni ugualmente valide. Ad esempio una scarica neurale multimodale: lo stesso neurone o gruppo di neuroni scarica in maniera analoga in occasioni diverse e in seguito a condizioni diverse (quando esegue il movimento, quando vede eseguire il movimento, quando pensa di eseguire il movimento, quando ricorda il movimento, quando agisce concorrenzialmente in presenza di un movimento analogo fatto da altri, ecc…).
Sicuramente il neurone ESEGUE o RIPETE un pattern di scarica, forse COPIA un pattern di scarica, ma l'estensione a una teoria generale della mente è una forzatura. Probabilmente c'è bisogno di maggior senso della complessita'.