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Nelle giornate uggiose migliora la memoria?

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 6 Maggio 2009, 18:14 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
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Dopo aver scoperto che l’ultimo inverno è stato tra i 10 più piovosi degli ultimi due secoli, urge una rivalutazione del positivo: pare che quando c’è cattivo tempo la nostra memoria sia più performante.
Joseph P. Forgas e colleghi della University of New South Wales di Sydney hanno condotto uno studio sul campo i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero del Journal of Experimental Social Psychology.
L’esperimento è stato condotto in un’edicola/cartoleria di un sobborgo di Sydney per 14 giorni nell’arco di 2 mesi, sempre alla stessa ora (dalle 11 alle 16) e utilizzando lo stesso cassiere per minimizzare la variabilità dei suoi comportamenti e della sua personalità. Attorno alla cassa sono stati sistemati a caso 10 piccoli oggetti (animaletti di plastica, un salvadanaio rosa, un piccolo trattore, un piccolo autobus londinese e così via). Nel negozio un sottofondo musicale veniva diffuso in coerenza con il tempo atmosferico: triste in caso di pioggia, allegro in caso di bel tempo.
Gli avventori entravano nel negozio, vi perdevano circa 5 minuti e poi si recavano in cassa per pagare. Dopo aver lasciato il negozio un assistente li bloccava e chiedeva loro di essere così cortesi da cercare di riconoscere, all’interno di una lista di 20 oggetti, quali, secondo loro, erano attualmente presenti vicino alla cassa del negozio e con che grado di fiducia (su una scala da 1 a 6) ricordavano di averli visti. Alla fine i partecipanti indicavano il proprio umore, triste o felice, specificandolo espressamente.
Ovviamente i ricercatori hanno confrontato le performance dei partecipanti nel compito di memoria nelle giornate piovose e nelle giornate assolate dopo aver verificato che lo stato d’animo dichiarato era congruente con il clima atmosferico e hanno dimostrato che  le persone giù di corda ricordavano con più accuratezza quali oggetti erano presenti vicino alla cassa rispetto alle persone felici e contente.
Questo risultato è in accordo con altri studi che hanno effettivamente dimostrato come il buon umore e il cattivo umore promuovano selettivamente stili di pensiero diversi, più o meno focalizzati verso l’esterno e quindi più o meno accurati nel codificare l’informazione in entrata. In particolare il buon umore produrrebbe una tendenza al falso allarme, ovvero a ritenere di aver visto ciò che non c’è, che è proprio il tipo di errore mnestico rilevato in questo studio.
Vorrei a questo punto ragionare su una cosa. L’unico effetto che veramente si dimostra in questo studio è quello dell’umore sulla memoria di riconoscimento in un setting reale, ma la dimostrazione che sia stato proprio il tempo atmosferico a determinare quell’umore è stata, a mio avviso, ingenuamente indebolita con l’inserimento del sottofondo musicale nel negozio. L’introduzione di questa variabile vanifica la possibilità di affermare con certezza che il cattivo e il buon umore siano stati indotti dal tempo e che pertanto sia il (cattivo) tempo, per il tramite dell’umore, a migliorare la nostra memoria. Errore tanto più evitabile se si considera che altri studi avevano già dimostrato che il clima è un induttore attendibile ed efficace di particolari tonalità di umore nelle persone (Schwarz & Clore, 1988).
Quel riferimento specifico al clima, anche nel titolo della ricerca, nonché ovviamente nei commenti della stampa, mi sembra pertanto non completamente giustificato, benché giornalisticamente appetibile.
Lo studio ha peraltro altri pregi, non ultimi quello di sancire che anche gli stati d’animo negativi possono apportare benefici cognitivi in certe circostanze o quello di suggerire che l’umore potrebbe essere preso in considerazione quando si valuta per esempio l’attendibilità di una testimonianza oculare.

Abstract | Can bad weather improve your memory? An unobtrusive field study of natural mood effects on real-life memory

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2 commenti
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07 Mag 2009
alle 21:08

Jessica

Lo studio parla di incrementata memoria (o forse si tratta semplicemente di maggiore attenzione?), non produttività...

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07 Mag 2009
alle 00:06

federico

ossignore questo significa che nei posti di lavoro più tristi il personale è più produttivo?

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