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Per un neonato assomigliare al papà conviene!

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 12 Giugno 2009, 18:53 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione

bambini assomigliano alla madre.jpgSecondo Alexandra Alvergne, dell’equipe di Michel Raymond, dell’ Istituto di Scienze dell’ Evoluzione di Montpellier, i neonati e i bambini fino a 1 anno di età assomigliano molto più alla madre che al padre.
Hanno mostrato a 200 volontari 83 fotografie di bambini (di entrambi i sessi da zero a sei anni) accompagnate dalle foto di tre donne o tre uomini. I partecipanti dovevano indicare quale fosse, secondo loro, il vero genitore.
Come indici di somiglianza genitore-bambino sono stati utilizzati dunque dei report di percezione soggettiva, anziché più oggettive valutazioni anatomico-antropometriche.
Ad ogni modo sembra più facile riconoscere la madre che il padre: nel 47% dei casi i volontari sono riusciti ad individuare la mamma, mentre il papà è stato individuato nel 36% dei casi. 
Poiché secondo uno studio condotto nel 2000, l'85% delle madri afferma che il neonato e' ''tutto suo padre'', c’è da concludere che le neomamme mentono, per ragioni tutte da chiarire. ;)
Ad ogni modo quando il bambino supera il primo anno di vita, se è maschio comincia ad assomigliare sempre di più al padre.
La domanda che i ricercatori si pongono è se esista una relazione tra la vicinanza del genitore e la somiglianza fisica. Relazione che potrebbe andare in due direzioni differenti. La prima sarebbe quella per cui una maggiore somiglianza fisica del bambino nei confronti del padre sia necessaria perchè lui se ne prenda cura: la riconoscibilità sarebbe evolutivamente una rassicurazione sulla sua paternità.
La seconda sarebbe  al contrario quella per cui è il prendersi cura della prole che determina la somiglianza fisica. 
Ritengo che per somiglianza fisica intendano aspetti espressivi del volto, faccio fatica a credere che occhi grandi e nasi adunchi possano essere “acquisiti” per prossimità.
Ad ogni modo la Alvergne è ritornata di recente sull'argomento dimostrando che nelle tribù senegalesi i bambini più simili al papà ricevono più nutrimento e attenzione degli altri, suggerendo la plausibilità della prima ipotesi.

Fonte | Auquel de ses deux parents l'enfant ressemble-t-il le plus ?

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2 commenti
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26 Giu 2009
alle 14:23

Matteo

Al di là del fatto che le caratteristiche del volto, per quanto numerose che siano, derivano da una selezione fra cromosomi materni e paterni.. molto spesso, così come per le piante, si prendono invece caratteristiche dei nonni. E' certo comunque che da due svedesi da generazioni non possa uscire un bambino con la pelle nera.. Detto questo, un argomento che mi ha sempre affascinato, sebbene io studi tutt'altro, è quello dell'evoluzione in generale ma, in particolare, dell'acquisizione di determinate caratteristiche particolari da parte di alcuni esseri viventi.. mi spiego.. come si spiega da un punto di vista scientifico il fatto che esista una farfalla che, per mimetizzarsi, in una determinata posizione, assume la forma delle foglie delle piante tipiche del suo abitat? oppure che per difendersi apre le ali ed ha la tipica rappresentazione di due occhi di un uccello che è il predatore del suo predatore?? io posso capire che la scimmia, camminando.. man mano si sia alzata in piedi e diventata un uomo.. posso capire una biscia d'acqua che diventa un coccodrillo oppure un cobra.. si può capire che il pitbull sia aggressivo dopo 200anni di selezione per i combattimenti tra animali... ma... il fatto che una farfalla.. nascendo e morendo facendo sempre le stesse cose se non nascondendosi sempre tra quelle piante... ne assuma la forma... c'è un passaggio che non riesco a comprendere... voi riuscite a spiegarvelo?? e non sono i primi animali che godono di simili caratteristiche... comunque.. dubito che il figlio assomigli al padre per farsi accettare ed accudire... come tutti sanno, i bambini sono invece fatti "belli" per piacere visivamente alle madri ed essere accuditi... le donne fin da giovani alla vista di un bambino gli si allargano le pupille... ai ragazzi no.. inoltre, da inserire nel discorso, il fatto che comunque i neonati, per i primi mesi, non riescano a vedere nient'altro se non a 50cm dai propri occhi... non credo che durante il primo anno di vita abbiano questi grandi stimoli nel cercare di somigliare al padre... la vedo semplicemente come una cosa genetica.. nel caso si voglia ammettere una sorta di acquisizione di fisionomia, così come le farfalle, affermerei che questo può avvenire unicamente con una lunga evoluzione.. e la tendenza sarebbe verso la fisionomia socialmente più accettata... proprio per una questione di adattamento e, quindi, sopravvivenza... aiutata anche, ovviamente, dalla procreazione tra soggetti socialmente fisicamente più accettati. a dirla così parrà brutta ma è l'evoluzione (lungi da me il pensare che sia giusto far robe come il progetto lebensborn !!!)
Ancora buone vacanze!! ciauuu!

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14 Giu 2009
alle 18:36

paopasc

Quella della somiglianza paterna quale strategia evolutiva per incassare maggiori cure mi sembra una buona teoria, in fondo lo stesso accade, per esempio, tra i leoni,
dove il nuovo maschio elimina tutti quei cuccioli che non riconosce all'odorato come suoi. Buona ovviamente anche la giustificazione evolutiva per selezione qui sì parentale (questione
della relazione tra selezione parentale e selezione di gruppo, vedi Wilson e Wilson, Le Scienze, giugno 2009) in quanto il genitore con l'incertezza attributiva sviluppa
meccanismi per garantirsi la cura di un parente e non di un estraneo.
Ora rimane da chiarire qual è il meccanismo utilizzato dal cervello per effettuare il riconoscimento di  qualcuno, altro da sè, però con un'elevata prossimità con il proprio sè.
Mi viene da pensare al metodo usato per distinguere il sè dal non sè, al fatto che le carezze sono piacevoli se fatte da un altro, e al riconoscimento sensoriale visivo, con il quale bisogna
imparare che quello è il nostro corpo e da lì in avanti è il resto del mondo (a molti animali non basta, se posti davanti ad uno specchio non si riconoscono nè riconoscono ciò che
vedono come un conspecifico).
Molto sinteticamente:
il riconoscimento del sè in quegli organismi che non parlano (quindi anche i neonat umanii) passa attraverso la percezione tattile, della quale esiste una mappa topologica
superficie corporea-area somatosensoriale con relazione biunivoca. Questa mappa è fissa e non varia per garantire la stabilità della relazione cervello-superficie corporea.
Serve inoltre per fissare i limiti rispetto ai quali appare e svanisce la percezione: ciò che sta sulla pelle riguarda sempre l'organismo. Da questo fatto discende che
l'insieme delle mappe che rappresentano la percezione tattile definiscono il primo abbozzo di io, la coscienza primaria.

Le carezze sono piacevoli. Perchè ribadiscono il sè, rievocano la percezione primaria (molti animali leccano i propri piccoli, col duplice scopo di pulirli e stimolarli),
quella stessa percezione tattile che non avvertiamo più come conseguenza della saturazione percettiva per stimoli monotòni e che ravviviamo appunto con carezze  e massaggi. L'essere
eseguite da un altro individuo infine scompagina l'anestesia della carezza auto-eseguita.
(Queste prime due voci servono a stabilire che la percezione del sè per via tattile non è confondibile, come invece accade con il riconoscimento di sè per altra via sensoriale).

Il terzo punto dovrebbe chiarire come è possibile riconoscere la parentela attraverso una prossimità percettiva extra-tattile, in versanti cioè che permettono una
specie di effetto confondimento, essendo basati su mappature per la maggior parte frutto di esperienza. L'esempio del riconoscimento visivo di sè è emblematico del fatto
che è una conoscenza appresa, come anche quella olfattiva (pensate al riconoscimento materno per via olfattiva in molte specie animali, al disconoscimento se questo non avviene,
alla scelta del partner tra gli umani  pure regolato da elementi olfattivi). La formazione di mappe che rappresentano configurazioni di stato (questo appartiene al mio corpo,
questa è una preda, quello è un partner) che utilizzano le vie extra-tattili sono, secondo me, imprecise e variabili. Ciò dipende dal fatto che un versante di queste mappe
è rappresentato da aree cerebrali e l'altro versante dall'ambiente, e qui medesimi fenomeni possono presentarsi in diverse varianti.
Per farla breve ritengo che la percezione di sè per vie sensoriali extra-tattili avvenga in questo modo: se immaginiamo un contatore ad ago riusciamo a visualizzare
meglio l'dea - fino ad un certo punto, diciamo da ore nove a ore dodici, il percetto è il sè; da ore dodici a ore una c'è uno spazio ambiguo tra sè e non sè (spazio per riconoscimento
parentale); da ore una a ore tre percetto francamente non sè.

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