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La sindrome di Capgras e l’invasione degli ultracorpi

Giulietta Capacchione avatar Giovedì 27 Agosto 2009, 18:12 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione

Capgras Film cult del cinema di fantascienza,  L’invasione degli ultracorpi  descriveva perfettamente, al di là del plot narrativo, la sindrome di Capgras.
Detta anche illusione del sosia o del doppio, fu descritta per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra francese Capgras da cui ha preso il nome.
Si tratta di un disordine piuttosto raro costituito da una particolarissima forma di delirio-paranoia: credere che le persone conosciute (mariti, mogli, figli e parenti) siano state sostituite da cloni e che questi, pur avendo il medesimo aspetto e gli stessi comportamenti, siano in realtà degli impostori.
Nel 1991 fu
descritto il caso di una paziente di 74 anni che era convinta che suo marito fosse stato sostituito da un estraneo. Si rifiutava di dormire con l’impostore, si chiudeva a chiave nella sua stanza, e aveva chiesto a suo figlio di procurarle una pistola. Non mostrava però alcun fenomeno di errata identificazione nei confronti di altre persone della sua vita.
Nel 2003 il neuroscienziato Ramachandran in uno splendido libro dal titolo Che cosa sappiamo della mente racconta di un paziente che, al risveglio da un incidente stradale, di fronte a sua madre accorsa al suo capezzale, si rivolse con circospezione al dottore e gli sussurrò in un orecchio che la  persona nella stanza somigliava in maniera stupefacente a sua madre, ma non lo era e di sicuro si trattava di una persona che si stava dolosamente spacciando per lei.
Alireza Nejad e Khatereh Toofani hanno
riportato una variante estremamente rara della sindrome di Capgras in cui una donna di 55 anni crede che gli oggetti che possiede siano stati tutti sostituiti da altri oggetti del tutto simili.
E’ una forma molto rara perché è una trasposizione delirante relativa agli oggetti e non alle persone e perché non ci sono altri malfunzionamenti cognitivi: la memoria della paziente è intatta, il senso del tempo, dello spazio e la cognizione sociale sono coerenti e l’intelligenza è normale. Non ha una storia di danno cerebrale o di emicrania e la tac non ha rivelato grosse anormalità.

Secondo le più recenti teorie eziologiche di questo incredibile disturbo, esso sarebbe collegato a una interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la coloritura emozionale del riconoscimento (l’amigdala).
Questi pazienti, al contrario dei prosopagnosici, mantengono cioè intatta la capacità di riconoscere i volti, ma, non provando nessuna emozione di fronte ad essi, vedono spezzato il senso di familiarità e “giustificano” l' anaffettività che provano con il fatto che la persona che hanno di fronte è in realtà un estraneo. L'assenza di emozione è stata dimostrata e misurata con la rilevazione della conduttanza cutanea.
Nel mondo qualcuno si domanda sul serio “chi sogna pecore elettriche?” (questa è una chicca per intenditori.)

17
17 commenti
17
04 Set 2009
alle 08:43

Giulietta

ahahahahahahha, cara Barbara, questo genere di "clonazioni" è davvero molto diffuso! :D

16
04 Set 2009
alle 00:16

Barbara

PS E per rimanere in chicca, almeno un replicante sarebbe bello come Rutger Hauer e soprattutto riabbassa la tavoletta del bagno...

:D

15
04 Set 2009
alle 00:13

Barbara

E' successo a me!

Ma mi è successo davvero!

Hanno sostituito il mio fidanzato dopo sei mesi del nostro rapporto: prima era dolce, romantico e premuroso, poi all'improvviso è subentrato un suo orribile clone che guarda continuamente la TV, risponde a grugniti e si scorda gli anniversari.

L'ho anche sposato, nella speranza che ritornasse il precedente: nulla da fare. Sono 15 anni ormai che vivo con il clone!

:P

(E mi sa che è una sindrome piuttosto comune... Altro che invasione, è una pandemia!)

14
29 Ago 2009
alle 02:42

Giulietta

Marco B, la dicotomia mente-corpo non esiste e non ha alcun senso riproporla. E' una concezione ormai obsoleta.
Il tuo ragionamento difetta nel momento in cui immagini che il cervello possa andare incontro soltanto a un danno organico, fisico, pertanto visibile per esempio a una tac e "curabile" dal neurologo.
Ma il cervello è un organo che ha anche una funzione che può subire alterazioni patologiche. Come lo stomaco può far male senza che ci sia necessariamente un'ulcera, il cervello può andare incontro ad alterazioni delle proprie funzionalità biochimiche senza che ci sia un trauma cranico! Basti pensare a cosa determina una sostanza psicoattiva.
E' molto semplice: siccome il mestiere del cervello è pensare e percepire, i disturbi dell'organo cervello possono tradursi in alterazioni del pensiero e della percezione. E la cura potrà venire pertanto dalla molecola dello psichiatra o dalla psicoterapia dello psicologo, perchè il pensiero è informazione, ma è anche segnale biochimico contemporaneamente
Non esiste processo psicologico talmente "astratto" (come lo definisci) da non essere profondamente e indissolubilmente radicato non solo nel cervello, ma proprio nel corpo nella sua totalità. Leggi qualcosa sulla cognizione incarnata, se vuoi approfondire.
Non ho mai parlato di separatezza fra stato mentale patologico e "normale", ma la distanza fra, per esempio, uno stato delirante paranoide e la normalità la vedi chiaramente.
E' chiaro che ciò che è patologico in Italia potrebbe non esserlo tra gli aborigeni dell'amazzonia, ma il paziente italiano schizofrenico è in Italia che vive, ed è qui che il suo adattamento all'ambiente è reso impossibile date le regole che qui vigono, pertanto qui si "sostanzia" e in qualche modo si crea (hai ragione) la sua malattia mentale.
In qualche giungla probabilmente il cannibalismo è ancora praticato legittimamente, ma se un signore della provincia di Udine si dilettasse a nutrirsi dei suoi vicini di casa, non diresti che soffre di una malattia mentale?

Mi fermo qui, perchè il ragionamento è ovviamente molto più complesso di così, ma questo è solo un blog. :)

13
28 Ago 2009
alle 21:55

Marco B.

PS Non è che faccio fatica a capire, è che all'assoluta separatezza dello stato mentale eccezionale da quello ordinario non ci credo: la prova è che si può passare dall'uno all'altro col medesimo cervello, che dunque può essere ordinario ieri e abnorme oggi (e viceversa?) e questo, a quanto ne so, senza che si riscontrino alterazioni fisiche. Questo significa che in quei casi è coinvolta solo la mente (che è un'astrazione delle attività concrete e fisiche del cervello) cioè è abnorme (ma poi abnorme per chi? Ti rendi conto di quanto pesa lo standard culturale su questo? Io ne ho avuto la conferma quando ho letto di una malattia mentale detta "pica", consistente nel mangiare oggetti non commestibili. Sembra che la linea guida a riguardo dica più o meno che tale comportamento è una malattia mentale tranne per quelle poche etnie per cui la pratica è accettata...ma come?!) semmai nel funzionamento(atto) , non nella funzionalità (potenza) che non è compromessa

12
28 Ago 2009
alle 21:43

Marco B.

@Giulietta cero che esiste la dicotomia, visto che non ogni convincimento per quanto anomalo non è necessariamente causato da un corrispondente danno neurologico. Tra l'altro se la dicotomia non esistesse (sul fatto che mente e cervello sono mutuamente influenzati sono d'accordo, comunque, anche se sono convinto che molto abbia a che fare più spesso colla mente che col cervello) non si avrebbero due figure, il neurologo e lo psichiatra (o lo psicologo? In ogni caso lo psicologo non è nell'ordine dei medici dunque lasciamolo fuori) ma una sola, precisamente solo il neurologo, credo, visto che sembri pensare (o ti ho frainteso?) ad una particolare conformazione del cervello, specie quando parli dell'uomo che l'ha riportata (ma allora è una malattia organica) a seguito di un incidente stradale.

11
28 Ago 2009
alle 16:52

Giulietta

Giancarlo, i commenti hanno la data in cui sono stati inseriti perchè alcuni post ancora attuali vengono riproposti ai nuovi lettori a distanza di qualche anno.

10
28 Ago 2009
alle 16:50

Giulietta

Marco B, ti ho appena risposto sulle allucinazioni uditive e dagli interventi che fai deduco che tu abbia qualche difficoltà a immaginare che certi stati mentali sono veramente eccezionali, rari e abnormi e hanno molto lontanamente a che vedere con quelli "normali".
A me non sembra che la gente si chieda spesso se i propri genitori o il proprio partner siano chi dicono di essere (cioè che ne mettano in dubbio l'identità! al massimo la sincerità! ), ma chi soffre della sindrome di Capgras ha l'assoluta certezza dell'impostura, cioè ritiene che la persona che ha di fronte sia un altro che sta simulando.
La questione convincimento psicologico/anomalia cervello è una dicotomia che non esiste. Non c'è mente senza cervello e viceversa.

9
28 Ago 2009
alle 11:58

Marco B.

Quando leggo di queste cose, specie se il caso si è presentato di colpo o dopo un incidente, se la causa è un convincimento di tipo psicologico o un'anomalia organica o del cervello, cioè un problema neurologico, ad esempio dopo un trauma cranico...

Ma credo che l'idea che i nostri cari non siano chi sembrino sia piuttosto classica e diffusa, essendo focalizzate su di loro molta della nostra attenzione e molte delle nostre emozioni, che verrebbero tradite se l'immagine che ne abbiamo non corrispondesse a verità. Questo dubbio di fondo e le fantasie connesse non penso siano da vedere come cosa rara o abnorme. Ma queste persone hanno tali dubbi sull'identità dei conoscenti o la certezza assoluta che i loro cari siano fisicamente (non "psicologicamente") degli estranei?

8
28 Ago 2009
alle 09:50

Giancarlo

Ciao a tutti.

Questo post mi ha fatto pensare a quanto detto in un capitolo de "Il metodo antierrore. Perché guardiamo senza vedere, osserviamo senza ricordare e ci facciamo convincere da discorsi privi di fondamento".

Si cita l'esperienza di una ragazza violentata negli stati uniti e del fatto che durante il processo non sia riuscita a riconoscere l'autore della violenza, nel classico confronto all'americana tra più soggetti. L'autore spiegava che la ragazza non riuscisse a riassociare a nessuno di quegli uomini l'emozione terribile che aveva provato quando aveva subito la violenza. In quel caso aveva poi indicato quello che era ritenuto il maggiore indiziato ma non era convinta della sua scelta.

Un po' di tempo dopo venne trovato il vero strupratore. 

L'autore del libro spiega come la compenente emozionale sia fondamentale per il riconoscimento delle persone anche nella vita di tutti i giorni ma non dice qual'è la causa fisiologica. Grazie Giulietta!

Giancarlo

ps sbaglio o le date dei commenti sono completamente sballate?

 

7
16 Gen 2009
alle 19:12

antonio

ops hai ragione non avevo letto la citazione di DIK scusate hehehe

 

6
15 Gen 2009
alle 23:22

Mr. de Lapalisse

<<giulieta la mia ignoranza raggiunge la "chicca" che hai messo a fine articolo....dove devo andare a cercare per poterla capire....!!!!!????????>> 

Quattro commenti prima del tuo commento!  ;-P

5
13 Gen 2009
alle 19:53

antonio

giulieta la mia ignoranza raggiunge la "chicca" che hai messo a fine articolo....dove devo andare a cercare per poterla capire....!!!!!????????

 

:DD

4
15 Set 2006
alle 07:01

marco baldassari

si, me lo chiedo spesso. pero' non so fare gli origami... anche mia moglie soffre di dissociazione quando mi vede: cerca sempre di spararmi anche se mi riconosce. :D

3
23 Mar 2006
alle 01:57

Giulietta

Ciao Teresa, è la prosopagnosia. Terribile davvero...c'è un bellissimo libro di Sacks che parla di questo disturbo, è "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello".

2
23 Mar 2006
alle 01:51

Teresa

Io invece sono sempre stata incuriosita dalla incapacità di ricordarsi i volti pur riconoscendo le persone da altre caratteristiche che non siano quelle visive (tipicamente il suono della voce). E' una sindrome molto rara, non ricordo il nome. Spesso mi sono immedesimata in queste persone: deve essere terribile scordarsi sistematicamente le fattezze di un volto familiare...Ciao.

1
22 Mar 2006
alle 10:24

Durry

Davvero bella la citazione di Dick.
ciao ciao

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