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La gelotofobia: la paura matta di essere derisi

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 14 Settembre 2009, 18:36 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
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La gelotofobia è una paura intensa e irrazionale di essere derisi o di essere oggetto di scherno e può essere concepita come una particolare forma di fobia sociale. Diversi studi su cause e conseguenze della gelotofobia sono stati oggetto di un meeting della International Society for Humor Studies tenutosi lo scorso giugno a Long Beach in California.
Benché tutti gli esseri umani siano sensibili alla derisione altrui e tentino in ogni modo di evitare imbarazzi, i gelotofobici semplicemente “esagerano”: per essi qualsiasi intervento umoristico è, nei fatti, un attacco personale.
Ma non si tratta di permalosità. Lo psicologo più esperto di questa particolare fobia è il dott. Willibald Ruch dell’ Università di Zurigo che ha ipotizzato una difficoltà, da parte di questi soggetti, di interpretare correttamente l’umorismo, che viene pertanto vissuto esclusivamente come fonte di umiliazione. Ma che significa malinterpretare l’umorismo?
Alcune ricerche condotte sull’argomento hanno evidenziato che i gelotofobici sono, per esempio, incapaci di distinguere fra una risata canzonatoria e una risata sprezzante. Visualizzando delle immagini che illustrano persone che ridono in varie situazioni i gelotofobici mostrano problemi a distinguere il riso finto, quello sarcastico, quello malizioso e così via (vedi fig.). Ma c’è di più: essi tendono a credere, con maggior frequenza degli altri, che l’oggetto di ogni risata sono proprio loro: malinterpretando quel set di indizi come i toni vocali e le espressioni facciali che indicano, più o meno oggettivamente, se si è o non si è l’oggetto di una risata, i gelotofobici risolvono facilmente il dilemma: “stanno sicuramente ridendo di me”.
Se qualcuno pertanto ridacchia per i casi suoi al tavolo accanto a quello in cui un gelotofobico è seduto, questi si sentirà costretto ad alzarsi e ad andarsene in preda alla rabbia e alla vergogna perché convinto di essere l’oggetto di quelle risate e quindi l’obiettivo di una non meglio identificata umiliazione. Rabbia, vergogna e paura sono le emozioni principali in questa fobia. Ruch ha sviluppato per la diagnosi un questionario di 46 domande (più tardi modificato in una versione ridotta a 15) che ha chiamato GELOPH e che può essere utilizzato per stimare l’intensità della paura delle risate altrui e per identificare i soggetti la cui paura è basata prevalentemente sulla vergogna.
Prover e i suoi colleghi hanno chiesto a un attore di registrare 20 diverse risate, dalla risatina canzonatoria, alla ridacchiata imbarazzata fino alla grassa risata e alla risata di scherno. I ricercatori hanno poi fatto ascoltare le tracce audio a 40 persone che avevano ottenuto punteggi estremamente alti o estremamente bassi al GELOPH e hanno chiesto loro di giudicare la risata sull’asse piacevole/spiacevole e prepotente/poco prepotente. I risultati hanno dimostrato che i gelotofobici non reagiscono in misura maggiore ai suoni delle risate negative, ma percepiscono le risate positive come sgradevoli o maligne. Secondo Ruch questi risultati concorderebbero con la teoria che i gelotofobici hanno una storia di derisioni nel loro passato, anche infantile. La gelotofobia sarebbe pertanto una paura appresa, dopo l’esperienza reale o immaginata di essere oggetto di risate di scherno.
In un'altra ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati nel numero di febbraio della rivista Humor, e che ha coinvolto circa 23000 persone in 73 paesi, Ruch ha riscontrato gelotofobia in una percentuale compresa tra il 2 e il 30%. Il gelotofobico in particolare non riporta un maggior numero di episodi nei quali si è sentito oggetto di derisione, ma esperisce gli stessi episodi con un livello di disagio e sofferenza significativamente più alto e con un tempo di ripresa significativamente più lungo. L’incidenza della gelotofobia è particolarmente alta in Asia (leggi qui i dati paese per paese ) dove il tema “salvare la faccia” è piuttosto importante da un punto di vista socio-culturale.


Il sito di riferimento per l’approfondimento è ovviamente http://www.gelotophobia.org/

Ruch, W. 2009. Fearing humor? Gelotophobia: The fear of being laughed at (pdf)

Questi I riferimenti di una ricerca italiana di cui non ho trovato altro
Forabosco, G., Dore, M., Ruch, W. & Proyer, R. (in press). Psicopatologia della paura di essere deriso. Un’indagine sulla gelotofobia in Italia. Giornale di Psicologia.

9
9 commenti
9
23 Ago 2014
alle 23:03

stefania

qual è la cura?

8
06 Dic 2010
alle 02:48

GirlJackson

E' incredibile,non sapevo esistesse questa fobia !!!

7
18 Set 2009
alle 11:42

luigi

autostima(scs se è troppo lungo anche questo commento), puoi spezzettarlo se preferisci, consiglio

 

auto (continua)

stima (fine)

6
17 Set 2009
alle 22:24

paopasc

ciao Giulietta, questo commento è un po' lunghetto, sentiti libera di spezzettarlo o di agire in qualunque modo ritieni giusto.

Ipotizziamo che la causa della fobia sia da ricercarsi in un meccanismo che permette di apprendere velocemente da tutti quegli eventi vissuti come rilevanti da un individuo. Se questi eventi appartengono alla sfera degli stimoli negativi di qualunque genere e se questi soggetti, oltre ad apprendere con elevata facilità ad associare ad eventi simili l'etichetta di sgradevolezza, non fossero in grado di smaltire lo stress accumulato se non parzialmente, anche dopo essere riusciti ad allontanare la fonte di stress, avremmo a disposizione i due elementi fondamentali per la possibile manifestazione della fobia.

Ora, ragionando più propriamente sui meccanismi, teorizzo una minore facilità di smaltimento delle condizioni para-stressorie, che in individui non predisposti potrebbero dileguarsi in seguito a un atto motorio quale attacco o fuga. Il tipo di stress per questa patologia è ovviamente simbolico, è cioè trasmesso per questa via, anche se vi sono evidenze che questi soggetti rispondono in maniera accentuata anche al linguaggio del corpo. L'incapacità di gestire la situazione stressante in ambito puramente simbolico impedisce la risoluzione dello stato stressorio attivato dall'evento.  Come riescono tutti gli altri a non soffrire della stessa fobia?

Diciamo prima di tutto che non esiste uno stacco netto tra chi ne soffre e chi no. E' indubbio però che alcuni reagiscono, nel caso specifico, in maniera completamente diversa dalla maggior parte degli individui. La capacità di non lasciarsi influenzare da eventi culturalmente mediati la definirei come un imperfetto spostamento simbolico. 

In individui meno abituati a manifestare in forma plateale e motoria le loro emozioni un introito considerevole come quello di cui si parla potrebbe essere difficile da gestire a livello unicamente simbolico. E' da notare che considererei anche la veemenza con cui si reagisce un atto motorio, mentre quello che si dice appartiene alla sfera simbolica. Per alleviare lo stress insito nella situazione ridicola si può quindi adottare un atteggiamento che restituisca primo nel versante simbolico la serie di sostituti motori che contrastano gli ingressi e in secondo luogo in una sostenuta vivacità di reazione, con la sua implicazione di attivazione simpatica intrinseca che 'consuma' parte dello stress accumulato.

C'è pure una casistica di chi nè reagisce nè accusa stress nella situazione ridicola. Propongo una 'estraniazione' del proprio sè dall'ambiente nel quale avviene l'evento, quella che Goffman chiama 'sabotaggio del sè' inteso come mancato riconoscimento del vero sè in quel contesto e quindi decadono o meglio non si creano le condizioni biochimiche che accompagnano lo stress .

Insomma, parlo parlo e non spiego niente. Comunque prima o poi dovrò affrontare anche queste casistiche, e così...

ti saluto

:) e uno

bye e due.

5
16 Set 2009
alle 23:12

luigi

in effetti eccedo un pò(la vedo come una specie di decorazione all frase...)

 

volevo sintetizzare, chi è sicuro dei fatti suoi, di quello ke fa, e non ci trova nulla x cui essere preso in giro, magari qualcosa potrebbe suscitare risate ma(queste persone vanno in paranoia x ogni risata) riuscirebbe a farsi scivolare di dosso tutte le presunte risate.

 

4
16 Set 2009
alle 20:11

Giulietta

Per aiutare i lettori...la ricerca italiana si può scaricare a questo link http://giornaledipsicologia.it/gdp/gdp.2009.2/GiornaleDiPsicologia.2009.2.pdf e si trova a pag. 79 del pdf.

3
16 Set 2009
alle 20:08

Giulietta

Grazie Luigi, ma non ho capito niente perchè sono affogata nei puntini di sospensione.

Grazie Christian, ti interessa un contratto (a gratis) come collaboratore? :D

2
16 Set 2009
alle 19:14

christian

L'articolo sulla ricerca italiana si può scaricare gratuitamente a questo indirizzo

 

1
16 Set 2009
alle 18:52

luigi

salve, bel sito(primo impatto 5min circa)...

 ho letto l'ultimo post....è un problema che hanno la maggior...forse tutti...i ragazzi della fascia adolescenziale...e di chi ancora nn abbia capito il propri chi è insicuro si sente deriso.....la sicurezza delle proprie azione ci porta alla tranquillità che nessuno possa ridere di noi se nn abbiamo fatto nulla di stupido....se meritiamo risate le accettiamo...che ben vengano...sei si è ironici ci si ride su..altrimenti ci fa incavolr....ma sappiamo che sono rivolte a noi...perchè sicuri delle nostre azioni....

 

i test che hanno fatto su queste persone..è normale che qualsiasi test avrebbe portato una risp del tipo.....questi dott ridono di me..xke loro conoscono il mio problema e ci ridono su....quindi suono...faccie...test nn attentibile...sonopartiti prevenuti...visto i soggetti...


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