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La sindrome di Cotard: la convinzione di essere morti

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 2 Settembre 2009, 19:41 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
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Abbiamo parlato qualche post fa della sindrome di Capgras detta anche illusione del sosia o del doppio nella quale il paziente crede che le persone conosciute (mariti, mogli, figli e parenti) siano state sostituite da cloni e che questi, pur avendo il medesimo aspetto e gli stessi comportamenti, siano in realtà degli impostori.
Secondo le più recenti teorie eziologiche di questo disturbo, esso sarebbe collegato a un'
interruzione fra le aree cerebrali deputate al riconoscimento del volto (giro fusiforme) e le aree deputate a realizzare la coloritura emozionale del riconoscimento (l’amigdala).
Questi pazienti, al contrario dei
prosopagnosici, mantengono cioè intatta la capacità di riconoscere i volti, ma, non provando nessuna emozione di fronte ad essi, vedono spezzato il senso di familiarità e “giustificano” l' anaffettività che provano con il fatto che la persona che hanno di fronte è in realtà un estraneo.

Quella di cui parliamo oggi è la sindrome di Cotard, un raro disturbo (circa 100 casi segnalati in letteratura) per cui il paziente è convinto di essere morto.
Fu chiamata così dal nome dello psichiatra francese Jules Cotard che ne descrisse la sintomatologia alla fine dell’ottocento definendola un delirio di negazione accompagnato da sentimenti di colpevolezza, negazione di parti del corpo ed anche, paradossalmente, di intenzioni e ideazioni suicidarie.
E’ una condizione osservata, molto raramente, nei pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare grave, ma anche in seguito a danno cerebrale.
Gli scienziati credono che i pazienti con sindrome di Cotard siano andati incontro alla stessa  “interruzione” fra riconoscimento dei volti ed emozione di familiarità che avviene nei pazienti con  sindrome di Capgras con la differenza che questi ultimi attribuirebbero all’esterno il problema ("quella donna sembra mia moglie, ma io non provo niente nei suoi confronti quindi non è mia moglie"), mentre i primi lo attribuirebbero a sè stessi ("quella donna sembra mia moglie, ma io non provo niente per lei, io sono morto").
Lo stile di attribuzione causale (interno od esterno), che è la tendenza di una persona ad attribuire gli eventi della sua vita a sé stessa o agli altri o al caso (ciascuno di noi ha il suo stile di attribuzione causale) potrebbe essere la differenza cognitiva che sta alla base del diverso esito sintomatologico di una stessa patologia.

Sul Financial Times c’è un articolo che parla di un recente caso di Sindrome di Cotard: una giovane paziente con episodi di epilessia insorti a seguito di un’ infezione cerebrale da virus herpes simplex.
Si chiama Liz e si è presentata al London Hospital affermando di essere morta da due settimane e di non sapere dove si trovava se all’inferno o altrove.
Il medico che l’ha seguita, il dott. McKay, oltre alle cure del caso le ha fatto anche una serie di domande per cercare di comprenderne lo stile di attribuzione causale, rilevando che questa paziente aveva effettivamente una tendenza inusuale all’attribuzione interna.
Si tratta naturalmente soltanto di una ipotesi, il neuroscienziato Ramachandran nel suo libro Cosa sappiamo della mente, spiega come una negazione così estesa del proprio "esistere" non nasca dalla sola anaffettività nei confronti di altri conosciuti.
Secondo Ramachandran questo tipo di pazienti è diventato completamente anaffettivo, per ogni cosa, animata e inanimata, vista, toccata, gustata, odorata ecc...
Il totale scollamento emotivo dalla realtà costringerebbe il paziente a darsi la spiegazione (dal suo punto di vista, più che logica) di essere morto.
Per fortuna Liz è stata dimessa una settimana dopo, essendo migliorata visibilmente, il suo caso  è stato
pubblicato  nella rivista Consciousness and Cognition.

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2 commenti
2
13 Ott 2010
alle 02:29

khun

La sensazione di non esserci, non sapere di esserci è tipica di molte patologie psicotiche... La stessa anedonia è in fondo una forma di morte per la mente...

1
07 Set 2009
alle 09:41

paopasc

ciao Giulietta

il video 'Capire il cervello: storia per immagini' su Youtube è tuo?

Se sì, te lo accredito, perchè l'ho postato da me, sempre che tu ne dia il consenso a pubblicarlo. ;)

(A proposito: grande lavoro!)

Bye

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