Quale di queste due figure è un "maluma", e quale un "takete"?
Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 02:19 in SperimentalMente

Queste due figure furono ideate da Wolfgang Kohler negli anni 20 e se la vostra reazione è simile a quella della maggiorparte delle persone che da allora hanno risposto alla domanda avrete detto che la figura di sinistra è un "maluma" e la figura di destra è un "takete".
Leggiamo la spiegazione che fornisce Tom Stafford di questo fenomeno sul suo "Mente Locale":
<<Questa tendenza deriva dal fatto che le parole non sono semplici lemmi, ma stratificazioni plurime di significati. Una parola che fosse costituita unicamente da rumore arbitrario sarebbe inutile.
Considerata la rapidità delle comunicazioni abbiamo bisogno di quanti più indizi possibili per velocizzare il processo di comprensione. Tali indizi sul significato di un'espressione possono stiparsi nell'intonazione di una parola, nella scelta delle parole di contorno e nel suono stesso del vocabolo.
La forma tondeggiata è associata a oggetti grossi e pieni o a oggetti che possiedono ampie cavità risonanti e che, per esempio, come una grancassa, rimbombano se li si percuote.
La bocca si allarga e si riempie d'aria quando si pronuncia il termine "maluma", un po' come se il suono rotolasse sul palato.
Al contrario una forma appuntita sembra dover produrre un rumore sferragliante e tagliente, e il suono corrispondente è dunque caratterizzato da consonanti plosive come t e c , che comportano il rilascio di aria dalla bocca>>.
Non serve andar troppo lontano per comprendere questo fenomeno; bastano i vari squittii, muggiti e grugniti per individuare l'onomatopea di certi termini.
Quello che è interessante è l'ipotesi che TUTTE le parole, non solo quelle francamente onomatopeiche, siano state inizialmente il frutto di simili metafore. E' probabile infatti che il protolinguaggio, il sistema di comunicazione precedente a ogni tipo di linguaggio codificato in costruzioni sintattiche e grammaticali, si avvalesse di questo simbolismo fonetico per assegnare significanti agli oggetti. Questo fenomeno è stato chiamato anche fonoestesia.







1. Roberto, Giovedì 10 Settembre 2009 ore 08:30
Ciaooo, rieccomi dopo un po di tempo, :) ricomincierò a leggere il blog :), interessante questa tesi sul linguaggio. Alla luce di quanto ho letto mi viene facile pensare che il marketing faccia ampio uso della fonoestesia nel dare nomi a nuovi prodotti.Interessante :)
2. lector, Giovedì 10 Settembre 2009 ore 21:59
Per verificare la correttezza della tesi, sarebbe necessario che potesse applicarsi anche alle lingue dell'estremo oriente, come, ad esempio, il cinese.
3. Alberto, Venerdì 11 Settembre 2009 ore 11:03
Interessante articolo!vi leggo sempre molto volentieri!e credo che le nozioni che imparerò qui mi serviranno per il mio lavoro!!!
4. Riccardo, Lunedì 14 Settembre 2009 ore 14:39
sai prima di leggere l'articolo, pensavo che il motivo risedesse nella forma grafica delle lettere, infatti graficamente le lettere di maluma mi sembrano più tondeggianti di quelle della parole di takete.
5. christian, Lunedì 14 Settembre 2009 ore 14:46
Ciao Giulietta! Completo l'informazione ricordando che questo tipo di test di associazione tra una figura angolosa ed una curvilinea era già stato riportato da Gordon W. Allport in "Pisicologia della personalità" (con nomi tipo QUIQQUEDA e TIRIKIKI o una cosa simile). E' un peccato che Allport sia così poco conosciuto e così pochissimo letto in Italia. Basta pensare che il testo di "Studies in expressives movements" non è mai stato tradotto...
Di questo esperimento, interpretandolo come "sinestesia" ne parla anche lo stranoto neuroscienziato Ramachandran, con i nomi di BUBA e KIKKI.
Da molto tempo, comunque, la grafologia (psicologia della scrittura) si aveva detto che la curvilineità e l'angolosità delle forme grafiche è legata ad una particolare modalità percettiva. Questi "esperimenti" ne sono una conferma.
6. christian, Lunedì 14 Settembre 2009 ore 15:04
Ho letto ora, dal link del post, che è stato Kohler a inventare il "test buba e kiki". Ok, allora Ramachandran si riferiva a lui (senza citarlo, se non ricordo male...).
Sulla questione relativa alla "fisicità" analogica tra forme e suono, in realtà non è così lineare come la spiega Stafford: ok per il "rotolare" della lingua nel palato per le forme curve, ma per quelle acute in realtà non sussiste una diretta analogia. Del resto dire che "una forma appuntita sembra dover produrre un rumore sferragliante e tagliente" significa usare un'analogia linguistica (tagliente) per una cosa che solo metaforicamente è "tagliente" o "acuta" o "piccante" (ad esempio, il tabasco cosa ha di "appuntito"?).
7. Alessandra, Lunedì 14 Settembre 2009 ore 16:04
questo post mi ha ricordato mio nipote di due anni che per il momento non riesce ancora ad articolare alcuna parola comprensibile. emette una serie di suoni onomatopeici che somigliano alle parole ma non sono ancora così. affascinante l'origine delle lingue, non c'è che dire. grazie!
8. Giulietta, Lunedì 14 Settembre 2009 ore 17:54
Roberto, son dell'opinione anche io che la fonoestesia sia utilizzata, più o meno consapevolmente per dare nomi ai prodotti. Tutt'al più che l'ideazione di un marchio è un atto di creazione linguistica vero e proprio.
Lector, si la tua obiezione è coerente. Ma ammesso e non concesso che la teoria non sia applicabile a tutti i linguaggi non necessariamente questo si traduce nella sua scarsa validità nello spiegare l'origine di alcuni linguaggi.
alberto, qua stiamo. :D
Riccardo credo sia un caso, anche perchè le vocali di takete sono tondeggianti almeno quanto la L di maluma è dritta dritta. :)
Christian ti ringrazio per l'aggiunta informativa. Non ho capito però tanto bene la storia del "piccante", che non c'è nell'analogia di Stafford. La parola "tabasco" non si presta tanto bene all'individuazione di un simbolismo fonetico, anche perchè si tratta di una sostanza la cui forma fisica è polverosa.
Senti invece quanto punge "cactus" :D
9. christian, Mercoledì 16 Settembre 2009 ore 19:06
Giulietta. Mi riferivo al fatto che definiamo "piccanti" alcuni sapori (come il tabasco, il peperoncino etc.), oppure che diciamo che una suono è "acuto" o una battuta è "pungente".
In questi casi si usa un'immagine angolosa applicata ad un concetto e non ad una parola legata all'angolosità per via linguistica.
10. luigi, Mercoledì 16 Settembre 2009 ore 23:44
qusta teoria ci indica più o meno come sia nato il linguaggio che ora abbiamo nel mondo, nei vari luoghi.
dice""Una parola che fosse costituita unicamente da rumore arbitrario sarebbe inutile"". è vero x questo credo ke per distiguere una cosa dall'altra bisognava articolare più parole, da poter ricordare, credo ke il linguaggio sia nato dalla semplicità che si aveva nel ricordare un determinato nome associandolo ad un particolare significato. La memoria di ricordarli.
ad esempio ""scleplisehf""(nn avevo mai pensato di scrivere sta parola cercando di farmi capire), oppure ""trjlkrehgfjn, stavano a significare l'una cavallo e l'altra asino, perfetto ma col tempo la memoria ci avrebbe aiutato a ricordare quelle esclamazioni. cavallo rotola sul palato, asino meno, eppure tutte e due sono "uguali, più rotondi che spigolosi.
e poi col tempo la memoria ci avrebbe aiutato a ricordare quelle esclamazioni "shjheh e sjpjohs, forse quelle due soltando si, ma il resto delle altre cose, secondo me questo linguaggio è nato e cresciuto molto lentamente, e man mano si èmodificato tenento conto della facilità sia a pronunciarlo ke a ricordarlo.
la diversità fra i vari popoli, credo provenga, questo è misterioso..
nn so fin quanto centra col post ma ho ricordato queste parole vedendo quelle due immagini.