Conversazioni di psicologia contemporanea

L'edizione aggiornata di una delle 'bibbie' della salute mentale potrebbe includere diagnosi di "disordine" anche per i capricci di un moccioso e per gli sgranocchiatori da film.
L'altro giorno c'è stata l'ultima delle numerose riunioni necessarie al 'varo' del Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali (il famoso DSM-V ), che pare vedrà la luce nel 2013: a quanto pare verrà reso onore al detto "nessuno è normale" :)
Tra i nuovi arrivi nel manuale ci saranno la "depressione di mezza età" , "la sindrome da rischio di psicosi" e il "disordine da sregolatezza": molte persone fino ad oggi ritenute perfettamente in salute cambieranno status.
Il DSM è pubblicato dalla America Psychiatric Association (APA) e contiene sintomi, descrizioni ed altri criteri per diagnosticare disordini mentali: è considerata la bibbia diagnostica nel campo della salute mentale.
I criteri in esso definiti sono utilizzati per fornire ai professionisti chiare indicazioni su come trattare i pazienti. Felicity Callard e Nick Craddock del dipartimento di Psicologia all'Università di Cardiff esprimono preoccupazione di una parte degli medici in ordine a queste linee guida.
"Tecnicamente, con nuove classificazioni come queste, tutti potremmo avere un disordine, " dice in un comunicato stampa. "Questo potrebbe portare alla percezione che sempre più persone abbiano bisogno di qualche farmaco per mitigare il proprio stato. Non è così, e molti farmaci hanno effetti spiacevoli e indesiderati".
L'APA non ha ancora replicato al commento.
Un esempio su tutti viene spesso citato tra le critiche al DSM-IV, l'attuale versione del manuale: quello che configura la "Sindrome da deficit di attenzione e iperattività", accusata di aver contribuito a 'bombardare' di farmaci come il Ritalin bambini che non ne avevano bisogno. Sotto accusa la Novartis e le altre case produttrici, che avrebbero beneficiato di incassi record di 5 miliardi di dollari all'anno.
I medici 'scettici' hanno pubblicato i loro dubbi sul Journal of Mental Health. Da qui al Maggio 2013, data di pubblicazione del DSM-V, saranno cose da matti :)
Voi cosa ne pensate?
Credo che non si possa parlare in modo adeguato di diagnostica si ci si scorda del perchè nasce. Da un punto di vista medico la diagnosi è fondamentale; un medico può riconoscere la malattia grazie ai sintomi riscontrati. Per la psicologia questo sistema è a dir poco riduttivo. Una persona è molto più complessa di una malattia organica e la sua storia, le sue difese, la sua struttura, sono il frutto dell'evoluzione ontogenetica della sua mente. La Psicologia non è una scienza esatta, al di la dell'innegabile vantaggio di poterla considerare tale da parte del terapeuta; perchè questi si sentirebbe molto più al sicuro nel sapere che a comportamento o vissuto x si può rispondere con terapia (o modalità terapeutica) y.
Purtropp in questo discorso bisognerebbe anche ricordare il perchè sono stati creati i manuali diagnostici (dsm e icd), ossia per poter stabilire la copertura medico/assicurativa in fase processuale nel sistema giuridico e sanitario degli Stati Uniti. Io ti pago e riconosco il tuo bisogno di cure se qualcuno mi dice che sei malato e di cosa lo sei. Per le patologie organiche è "facile", si vede. Questo criterio si è cercato di usarlo anche per le "malattie mentali", dimenticando perè che non vanno su un continuum quantitativo (fattore patogeno da x a Y), bensi su un continuum qualitativo, secondo il quale tutti saremmo un pò malati; a volte tutti siamo stati depressi, tutti un pò ossessivi, tutti maniacali, tutti ansiosi, tutti hanno vissuto almeno brevi attimi di panico, ecc.
Con questo non intendo dire che i manuali sono strumenti inutili, anzi..credo però che non siano delle bibbie a cui affidarsi. Il primo strumento diagnostico e di cura è il terapeuta stesso, con il suo sentire, le sue percezioni del paziente. Senza il controtransfert non si può fare diagnosi, e comunque una volta fatta, la terapia non può essere centrata sui criteri diagnostici espressi dai manuali. Un bravo terapeuta credo debba essere in grado di sapere accedere al sapere più teorico (manuali, teorie, ecc.), sapendo metterlo immediatamente da parte facendo posto al suo essere terapeuta. Questo per un motivo molto banale, e chi ha un pò di esperienza terapeutica lo sa......il paziente (anche noi in terapia) sente e teme l'incasellamento in una diagnosi, in un profilo diagnostico. In fondo se va in terapia è perchè è rincorso dalla diagnosi che il mondo gli ha fatto nella sua storia. Cerca un luogo "sicuro" in cui potersi mettere in discussione senza giudizio.Ricordo che "l'accettazione incondizionata" così teorizzata da Rogers, con vari nomi è un cardine terapeutico presente da sempre in ogni ambito e teoria terapeutico. Quindi.....attenzione con le diagnosi, soprattutto se usate in modo difensivo e rassicurante per poter il meglio stare del terapeuta con il paziente "difficile".
Mi trovo d'accordo con Nives, in quanto ritengo che non bisognerebbe mai estremizzare le cose, ovvero ammettere che ci possano essere delle persone che necessitano di aiuto ma di non annoverarle immediatamente tra i "casi patologici"
Commento in ritardo questo post di Luglio.
Brevemente, penso che tra la patologia e la normalità esistono dei quadri diagnostici che vengono chiamati in genere sottosoglia. Chi cioè non è ancora patologico, ma presenta fattori di rischio. Il DSM-V non potrebbe occuparsi di questo in modo serio ed estensivo? Non sarebbe un passo avanti anche per la prevenzione e per un corretto approccio alle persone che non sono effettivamente malate ma che hanno bisogno di un aiuto?
Le vie di mezzo esistono e possono essere categorizzate, basta volerlo.
Secondo il mio punto di vista la questione dell'essere categorizzati(o forse anche schedati) in tutta una serie di disturbi che prima non esistevano accende la mia attenzione se due parti di questo problema.
La prima consiste nel fatto che dal momento che ci saranno sempre più persone che rientrano nella "sfera del malato",quello che noi chiamiamo generalmente "normale" non lo sarà più. La soglia che rappresenta il limite tra normale(o poco nevrotico) e psicotico inizierà un un'impennata verso l'alto, alzandosi fino ad esasperare la normalità stessa. Quello di cui ho paura è che niente ci sorprenderà più, lasciandoci indifferenti davanti ad atrocità che oggi consideriamo aberranti ma che un domani per effetto di questa impennata non lo saranno più. Se davvero quando saremo tutti chiamati matti saremo anche tutti chiamati normali vorrà dire che la nostra società crolla dalle fondamenta.
La seconda parte del problema, che sinceramente è anche la cosa che mi fà più incazzare, è che sembra una manovra per arricchire; grazie all'introduzione di nuovi farmaci e terapie le compagnie farmaceutiche che già si stanno strofinando le mani, sulla pelle delle persone, favorendo, come in una profezia che si auto adempie, l'insorgere di disturbi più seri in persone sane.
Il mio parere è che se questo nuovo manuale diagnostico che uscirà come scritto nel 2013 sarà realmente come descritto sopra, ci sarà veramente da pensare. Chiaro che più si va avanti con gli anni più la società intende fare sempre nuovi progressi. Ma io la vedo in questo modo: un pò di follia l'abbiamo tutti, e può essere in qualche modo dannoso azzardare malattie psichiche ( o sintomi banali curabili attraverso un percorso di riabilitazione diverso) nel manuale. Chi in questo momento può considerarsi una persona " sana" fra 3 anni rientrerà nel manuale come persona "insana".
e ci sarà da preoccuparsi perché la mente umana è capace di rendere una piccola malattia come un grande problema e la convinzione di ciò porta davvero quella persona ad ammalarsi.
inoltre aggiornare un manuale diagnostico non significa per forza introdurre nuovi disagi che normalmente si riscontrano nella società. E' utile approfondire tali disagi dal punto di vista del significato, del loro riscontro, cause ed effetti.. evitando in questo modo un falso collocamento.
Sono trascorsi ben 25 anni, da quando mi interesso e studio Psichiatria, ciò nonostante ho dovuto subire diverse volte segnalare e denunciare CRIMINALI PSICHICI e spero non essere stata la sola. Si parla di Assistenti Sociali, Psicologi, Psichiatri/Psicoterapeuti, Operatori Sanitari, oltre la Psiche c'è anche una loro disonestà verso una realtà materiale. RUBANO. Mi sono rivolta a alte personalità.Risultato=0. SPERO.
Caro paopasc,
sono perfettamente d'accordo con te quando dici che il problema sta nella mancanza di un teoria della mente che possiamo definire "completa". Vero è che nella nostra professione è difficile determinare una verità che possa essere in qualche modo oggettiva sul concetto di normalità e di patologia, perchè questi concetti risentono delle antropologie diverse che ogni modello teorico sottende.
Il problema centrale secondo me è proprio questo: piuttosto che rincorrere i sintomi e cercare farli entrare per forza in una sindrome precisa, sarebbe più opportuno dare una definizione chiara di sanità e di malattia e ricordare che i sintomi non sono che la punta dell'iceberg di un disagio che può variare non solo per intensità, ma anche per qualità. Ogni sintomo può avere un significato diverso secondo il soggetto che lo porta. E la psicologia dovrebbe riguadagnare il valore di quella soggettività perchè purtroppo (e per fortuna), non ha la stessa natura oggettivabile di altre scienze.
Forse si farebbe prima a stabilire degli standard di normalità e quelli che ne sono al di fuori sono tutti matti!
Scherzi a parte, c'è un'evidente difficoltà anche per il terapeuta nell'affrontare queste nuove entrate nosologiche oltre che l'imbarazzo di chi si trova, improvvisamente, a far parte del novero dei malati.
Condivido lo scetticismo dei due studiosi citati. C'è però da considerare, a parziale discolpa degli estensori del DSM, che mancando una teoria completa del funzionamento della mente resta difficile raggruppare sotto un unico tetto patologie o disordini altrimenti registrati, oppure distinguere perfettamente il confine tra "normale" e "patologico".
In linea generale ho il sospetto che quella che tu hai scritto come battuta "saremo tutti matti?" sia molto più vicina alla realtà di molte altre ipotesi. Un'idea per avvalorare questa "ipotesi" così spinta è la constatazione che il versante psichico, a differenza di quello corporeo, sembra avere una capacità superiore di attutire le deviazioni rispetto alla norma. Se per la glicemia il range normale è dai 65 ai 110 mg per dl, per quanto riguarda la sanità mentale il range di normalità potrebbe essere molto più ampio perchè altri fattori potrebbero mascherare la deviazione. E la deviazione psichica è , fino a un certo punto, meno traumatica per il soggetto di quella fisiologica. Per dire, una discesa della glicemia sotto i 65 mg può causare un coma ipoglicemico, mentre un comportamento paranoico può passare quasi inosservato se l'ambiente è favorevole.
alle 16:17
marika
Basterebbe poco per verificare che la normalità non esiste al di fuori della norma, quindi se cambiassero le consuetudini cambierebbe anche il paziente. Essere determinati sempre di più a creare dei quadri patologici che NON esistono, ma dettare dei comportamenti che se disattesi vengono inseriti in dei comuni schemi comportamentali anormali, è una sorta di ipocondria a mio modesto parere, oltre che uno losco metodo per fare profitti da parte delle industrie. Infatti mi sembra completamente anormale anche il fatto che un farmaco per i recettori cocaina-mimetico (wikipedia docet), che per analogia dovrebbe essere dichiarato perfettamente illegale, venga somministrato a bambini innocenti ed incapaci di volere.
Non ci vuole molto a creare una sindrome, basta trovare un pelo.