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Bambini alienati dalla separazione

Lucia Imperatore avatar Sabato 7 Agosto 2010, 13:30 in Psicologia evolutiva di Lucia Imperatore

 

La separazione è un evento doloroso, tanto per i genitori quanto per i figli, che spesso fanno le spese dei sentimenti di rabbia e angoscia vissuti dalla mamma e dal papà. Si chiama PAS (Sindrome da Alienazione Parentale), un vero e proprio disturbo che colpisce i figli del divorzio.

Non è detto che una separazione, per quanto dolorosa, debba essere traumatica per i figli, ma è la modalità con cui i genitori rielaborano e ripropongono ai figli i significati legati alla rottura del nucleo familiare a determinare spesso problemi seri. Problemi che i bambini possono portare con sè nella loro vita emotiva, determinando poi le future relazioni che saranno in grado di costruire con i loro partner e con i figli. 

Già negli anni '80, quando il divorzio era un'istituzione giovane in Italia, Gardner parlava di  "Sindrome di Alienazione Genitoriale", un disturbo che si manifesta nei figli di separati, con un'età compresa tra i 7 e i 15 anni. Il fenomeno si verifica quando uno dei due genitori spinge, spesso subdolamente, i figli a  prendere posizione in questioni che non dovrebbero riguardarli, con l'obiettivo di allontare il bambino dall'altro genitore. Le decisioni che i bambini sono chiamati a prendere in un'età troppo precoce, sono fonte di enorme dolore perchè per mantenere il patto di lealtà con il genitore alienante, sono costretti  a ripudiare e ad escludere dalla propria vita il genitore alienato.

In che modo avviene questo processo? La modalità più frequente secondo Gardner è la  campagna di denigrazione verso l'alienato: ogni pretesto è utilizzato per mostrare ai figli la cattiveria e l'egoismo dell'altro genitore. La separazione viene presentata ai bambini come una scelta egocentrica dell'alienato e una forma di abbandono immotivato che coinvolge anche i figli. Spesso i bambini, anche se si rendono conto che le critiche sono eccessive, evitano di farlo presente, per non ferire e non contraddire il genitore che è in casa con loro, quasi temendo un abbandono anche da parte sua.  

 Lo scopo, più o meno inconsapevole del genitore alienante è quello di avere i figli tutti per sè, non solo per mantenere un senso esclusivo di affetto e di possesso, ma anche per rovinare la vita all'ex partner, oggetto della propria rabbia per il fallimento del matrimonio. Questo è anche un modo per non riconoscere le proprie responsabilità alla fine del rapporto, che si sa, non è mai determinato solo da un lato. Non è lamore per i figli a farla da padrone, ma il desiderio di vendetta e di punizione verso l'ex. Il bisogno dei figli di avere l'amore di entrambi i genitori viene completamente scotomizzato dal genitore alienante a favore del soddisfacimento delle proprie patologiche necessità.

Sembra impossibile, ma moltissime separazioni sono governate dalla legge di alienazione di un genitore da parte dell'altro e chi ne fa le spese sono quasi sempre i figli. Molti sono i sintomi che rivelano l'emotivo dei bambini che si trovano in queste situazioni. Spesso, nei momenti di maggiore acuzie delle lotte familiari in fase di separazione, i bambini possono cominciare a calare nei risultati scolastici, a manifestare aggressività o progressiva chiusura verso i coetanei, nonchè sintomi ansiosi e depressivi, fino alle idee suicidarie.

Ma i rischi maggiori arrivano da grandi. I bambini che hanno vissuto una separazione traumatica avranno difficoltà da adulti ad avere un vita sentimentale stabile, dei rapporti di amicizia duraturi e basati sulla fiducia, la capacità di trovare e mantenere una posizione lavorativa, l'attitudine ad avere e a crescere a propria volta dei figli.

Non è detto che la separazione debba essere necessariamente drammatica per un bambino, se i genitori sono consapevoli dei propri vissuti rispetto al fallimento del matrimonio e si assumono la responsabilità di prendersi cura dei figli in un momento così difficile.

 

 

 


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2 commenti
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29 Set 2010
alle 22:12

Giovanni

Sono d'accordo con quanto scrive Diego Agostini, spesso chi dovrebbe proteggere i bambini prende decisioni poco opportune.

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09 Set 2010
alle 15:26

Diego Agostini

E' paradossale come certe soluzioni che dovrebbero andare a protezione dei bambini facciano invece paradossalmente il loro danno. Penso che in questo caso il fattore di successo possa solo essere la discrezionalità e la saggezza dei soggetti coinvolti, la mera applicazione di procedure può comportare cose orribili. 


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